Si disperdono

24 ottobre 2014

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Si disperdono

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si disperdono nell’acqua, fanno tuffi, sono immersi
nel lago, sono l’oggetto di uno sguardo aereo che

non toccherà i loro corpi, non sentirà il loro fuoco
lenito dall’immersione, rimarrà una vibrazione

di atomi nel vuoto, non toccherà il loro bruciare
esser bruciati dal dio

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(2013)

Replay: regolarissimamente

21 ottobre 2014

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regolarissimamente
il nostro scambio s’incaglia
nelle virgole spostate
della nostra relazione
e inciampano le tue frasi
nei miei punti, nelle pause
del respiro indispensabili
alla nostra naturale
coabitazione nel regno
dei sentimenti comuni,
nei nostri interrogativi
interallacciati, come
se credessimo davvero,
come se avessimo mai
creduto che siamo noi
a conversare, e non tu
e io come tristi monadi

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(2010)

La biblioteca

17 ottobre 2014

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La biblioteca

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Arrivando a Sarajevo dal viale dei cecchini,
incrociamo il museo, l’Holiday Inn, seguiamo i giardini
lungo il piccolo fiume (quello grande, la Bosna,
scorre fuori città, non lontano) sino al vecchio
edificio bruciato, il fulcro di tutto, il cuore distrutto
del senso, serrato dove l’abitato di colpo
finisce, e la valle affollata di tetti
si estingue in una gola
troppo stretta,
proclamando la biblioteca insieme apice
e centro della città – e questa,
così strangolata, solo verso l’alto riesce ora
a proseguire, a picco, a strapiombo tra i pendii
pullulanti di lapidi e le strade
abbarbicate verso i boschi appena sopra,
dove era stato facile, per quelli che sparavano,
affollare quei rami e spiare laggiù,
con l’occhio lungo della morte remota, a punire
chi non correva abbastanza a zigzag,
abbastanza veloce,
abbastanza fortunato. E fortunati noi, oggi,
a passeggiare per le strade del mercato, a visitare
le moschee ricostruite, a bere birra e yogurt,
conversando con chi è rimasto, con chi
è tornato, con chi ci vive, ora, e vorrebbe
rimanerci per sempre: una bella città davvero,
dove si vive litigando e cantando,
mangiando carne e bevendo vino,
perché i morti non ci possono impedire
di essere ancora vivi, e se tremiamo nel vedere
gli intonaci costellati di spari, le voragini
spalancate nei tetti, i palazzi sbranati dal fuoco,
non è per questo che siamo qui,
che sono qui loro, i vivi,
i vivi, con cui brindare al ritorno del domani.

Quanto manca alla ricostruzione dei muri?
Domani, posdomani, tutti i segni
saranno cancellati, ma dei libri bruciati,
dei ricordi perduti dei morti, chi ci ridarà
il sapere?

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(2005)

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non saprò se questa notte
bianca di neve sin quando
nel buio penetra l’arte
d’immaginare risponde
alla domanda che non
è domanda, di che cosa
vi sia di là, se la luce
o un’altra morte più vaga,
e quanto regga il prodigio
che tiene assieme il mio io
nella quotidiana diaspora
di percezioni e pensieri
che si rincorrono dentro
questa mia arena notturna
che pure crede di credere
in sé

 

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(2010)

Cantare

10 ottobre 2014

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Cantare

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bisogna cantare, stringere musica al desiderio,
torturare l’ossatura nebulosa dei dendriti,
rivoltandoli spietati l’uno sul cuneo dell’altro,
scaraventando catene di impulsi di colpo ciechi
contro catene di impulsi identicamente impossibili

proiettati dentro l’alveo, scatenati nei meandri
nebulosi del cervello, dove la musica insiste,
traccia, segna, marca, dove voi stessi siete per sempre

nel battito dell’adesso, nel panico del respiro

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(2014)

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tutti scrivono parole
con i pollici e le mani
raccolte attorno al telefono
mentre gli sguardi percorrono
i sentieri dello schermo
dove si addensano sogni
di prossimità con chi
condivide questa voce
astratta, senza più suono,
solo composta di cifre
e di luci – ma ugualmente
liquida, di pancia, tua

 

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(2010)

Isole

3 ottobre 2014

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Isole

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isole sopra il fiume grande
la sera, che più che vedersi s’intuisce
nel suo celeste opaco
il trascorrere lento dei mesi
dei decenni, di quest’acqua che trascina
costellazioni di polvere
turbinosa, grigia
per depositarsi o poi
esser ritrascinata via, ancora, lontano
ad altre isole nascoste più a valle
mentre nel corso di questa stessa sera
io non trovo una spiaggia
per questi pensieri
in balia della vita

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(2004)

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dall’autobus mi racconta
il mondo mentre trascorre
la sua luce sulle case
sugli alberi e sull’asfalto
che non basta la presenza
della tua immagine a rendere
densa la vita, l’inverno
ribadisce la distanza
tra il mio corpo e tutto quello
che con insistenza vive,
siamo lontani, ho bisogno
di inserire il mio presente
nel tuo cuore, nel tuo ventre
di donna mia, di concreta
carne e mani e labbra e voce
e occhi che parlano o tacciono
e sono segni di noi

 

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(2010)

Sospesi

26 settembre 2014

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Sospesi

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l’attimo di sospensione tende a durare l’intera
vita, il sentire si adegua ad essere ovattato, debole,

non c’è mai fretta, si avanza consapevoli di questa
menomazione, ma è parte di te, di me, trasformare

la tua anima sarebbe tradirla, meglio sostare
ancora e ancora nell’attimo, sospesi è meglio, non

si deve rendere conto agli altri

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(2014)

Replay: L’aiuto

23 settembre 2014

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L’aiuto

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il differente, il nuovo, le parole
ordite lungo i fili di ogni giorno,
l’indifferente, il vecchio, le parole
che corrono e corrono nel vuoto,
l’altro, il medesimo, tu, io stesso
perduto in questo mare di segnali
controversi, incomprensibili
nel fondo loro tragico
di grida di soccorso, emesse
come da chi parli in una lingua
che non conosci, che ti straziano
perché proprio non sai come capire
quale sarà l’aiuto che si chiede, e quanta vita
si stia ora giocando qui il destino

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(2008)

Estraneità

19 settembre 2014

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Estraneità

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preferire l’altrove, è questo il segreto
per non temere il presente, l’avvilente
epifania del ripetersi, l’isotonia
del subire, quando non un vero dolore
ma l’assenza di qualsiasi patire
è il patire più vero, più crudo

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(2006)

Replay: Essere stanchi

16 settembre 2014

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Essere stanchi

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essere stanchi è come stare
sul confine frastagliato della notte
senza l’obbligo fatale di varcarlo
e guardare di là, verso il destino
muto e cieco del riposo
che non si desidera e pure
non possiamo che andarvi
non possiamo che in ultimo
accettarne la via

 

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(2008)

Il mare è pieno di dei

12 settembre 2014

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Il mare è pieno di dei

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il mare è pieno di dei, eccessivi come elefanti
o fragili come spore, la sera piangono insieme

quando l’acqua resta immobile e traspare le montagne
dell’isola fatte rosse dal sole e al porto i semafori
porgono il verde alla vita di quegli umani che siamo
noi, ed estenuati loro ci guardano non avendo
mai dubbi, non comprendendo come quando appare il giallo
non sappiamo se fermare oppure no la nostra corsa
verso quel buio di cui noi non saremo mai sicuri,

così dolce appare loro l’incertezza, e la domanda
di relazione, che tutti e solo gli uomini conoscono

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(2014)

Replay: Mangiare la foglia

9 settembre 2014

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Mangiare la foglia

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sono dentro la foglia, ora, in questo
microcosmo di peluzzi appetitosi,
in questo verde grande, dappertutto,
smeraldino, colmo così di luce,
mi muovo con prudenza, sorseggiando
gocce micrometriche d’umore,
preparandomi al primo grande morso,
il primo affondo
della mia fame all’universo, il primo
bacio al mondo, il primo essere
quello che sono, e, da adesso in poi,
che mangio

 

 

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(2008)

Canzone del possesso

5 settembre 2014

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Canzone del possesso

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se mi guardi negli occhi mentre in basso
dentro di te il mio pistone lavora
a spingere l’intricato meccanismo
della nostra euforia
e i tuoi gesti lo accompagnano incalzandomi
su tutta la mia pelle resa elettrica
mentre le labbra ghermiscono le labbra
e tutto è intenso e forte denso d’onde
di avventura di reciproca
selvaggia ostinazione

se ti guardo negli occhi mentre sotto
senti il mio cazzo che ti ama
con ferocia e senza scampo
e la mia pelle è la tua e altri sensi
non ci sono nel mondo oltre ai nostri

è perché tu vuoi quello che voglio io
e attraverso gli occhi penetrare voglio
nella tua anima come dentro te
per conficcarmi dentro la tua vita

affinché il tuo desiderio non sia
solo di toccarmi, ma di essere me
le mie paure il mio volere
il mio sguardo la tua vista
il tuo ricordo il tuo piacere

io voglio tutto

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(2005)

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