Medea

29 agosto 2014

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Medea

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adesso facciamo finta che il racconto ci presenti
un eroe mandato avanti per sfida, che raccoglie altri
uomini per navigare verso il mitico Ellesponto

e alcuni hanno nomi più fantastici del suo (ce n’è
uno che era un semidio, e scelse di essere mortale)

procedendo lungo i giorni le settimane le lune
che ritornano a schiarire acque sempre più perdute

sino alla grotta del drago addormentato dentro il sogno
(così odoroso di origano e cisto, di timo e salvia)
di Medea, Medea, Medea che lascia il palazzo del re

per fuggire con i ladri di cui già si è fatta complice
e con lui felice e ignaro che Medea sarà un domani

la sua tragedia, che gli offrirà da mangiare la carne
dei loro figli ma questa certo è una storia diversa

in cui l’eroe da leggenda si lascerà catturare
dalle arcaiche velleità del quotidiano, e non ha scampo

perché un uomo dentro al mito non riuscirà mai a capire
che il vero orrore sta qui, e non oltre il mare laggiù

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(2014)

Replay: Macchie

26 agosto 2014

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Macchie

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il tuo viso è una macchia di colore
confuso tra le macchie, sei senza volto,
inquieto sogno, scena di un incubo leggero,
ti muovi sulle foglie accartocciate
come un automa silvano, e io nascosto
mi pizzico con forza e mi ripeto
che la realtà non è così confusa
come questo profilo cancellato
dalla scelta del caso, che tu ci sei, che sei
capace ancora di uno sguardo definito,
di un moto del pensiero, in cui mi vedi

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(2008)

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la prima volta molte volte
sei stata con me
sono poi occorsi giorni mesi
e ancora anni a definire molte volte
a ribadire con cura
a ripetere con affezione
quella prima (questa prima)
identica esperienza

……perché una volta molte volte ancora
……le mie ali le mie branchie
……nel mio principio
……hanno dovuto esplorare e sapere
……quale animale tu sia
……di quale muschio impossibile le tue ghiandole
……mi spargano

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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la prima volta che ho visto
la notte attraverso i tuoi occhi
……la mia vita attraverso i tuoi sensi
un brulicare di forme familiari
e differenti
…………..e altre
………………….e identiche
ha riempito di un senso familiare
la differenza della mia vita
……non solo tu c’eri
……ed eri altra e mia

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

in concreto il mare

8 agosto 2014

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in concreto il mare
usciva dall’ombra della terra
come un velo di azzurro ancora cupo
……insensatamente il tuo corpo
……mi annunciava
……mi prevedeva
……mi salutava

mi stupì il tuo gesto
……uscivi tu
……non fui io a trascinarti
……dalla caligine
……del mondo incerto
……dei pensieri

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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la prima forma non la tua
……la luce emergeva da sola
……dall’acqua del mare
c’eri e non c’eri in quelle ore
incerte
c’era il silenzio una grande
silenziosa paura
……attorno il nulla

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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in principio il desiderio
strisciava
opponeva
la mia vita alla tua
……dove tu stavi non ero
……io a respirare
……io a conoscere
……da quell’angolo le cose

non ero
io a condurre il desiderio
……sospeso come nel nulla
……archetipale
……come vuoto

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Le cicale e gli eroi

18 luglio 2014

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Le cicale e gli eroi
(Egeo)

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dentro la cupola d’oro delle cicale che ribattono
la propria adorazione per il sole grandioso,
il medesimo mio grido di sesso e di vita
resta un dettaglio di un disegno più totale


non siamo mai stati eroi, e solamente
nel furore antico e simbolico del mito
abbiamo consumato una volta la pienezza
di questa ansia di immutabile passione


stiamo perciò sospesi tra due mondi, entrambi alieni
e pure familiari, tra la cicala e il dio,
tra il vivere immediato nel presente
e il desiderio eterno, irrimediabile

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(2008)

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In decoro assoluto

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in decoro assoluto, tra i muri lisci e bianchi e gli archi gotici
tra cespugli ossessivi ed educati, in piccole
architetture di città, tra gli stradelli dritti e piastrellati,
sotto le croci e gli angeli, le cupole e le guglie, in assoluto
decoro, così vivono i morti

questi bei morti di quaggiù, che mi pare
come d’averli conosciuti uno per uno, giorno dopo giorno
nella mia vita, quasi che fossero
zii, nonni, cugini anche lontani e ritrovati
come succede talvolta ai funerali, io
uno di loro, e non c’è dubbio in questo, io rapito
dai muschi e dalle muffe dispettose
che crescono sui lati dei gradini, o dall’erba
impavida che ha scelto, per vivere con pena,
la piega delle ali sulle spalle
dell’angelo più grande, io colpito
da questo degradare con orgoglio
nell’ultima avventura, nel diventare brusio
comune, formicolare di vite alternative,
…………..con la densa insistenza della pietra, tuttavia,
…………..che grida e tace, grida e tace
…………..in decoro assoluto

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(2008)

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Cabaletta della amante tradita

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ti ho mandato via
ti ho mandato via
ti ho mandato via
ti ho mandato via
la mia testa sbatte
il giorno e la notte
costantemente
incessantemente
dolorosamente
perdutamente
contro questo muro
impenetrabile
inesorabile
irregolare


assoluto
ti ho mandato via
ti ho mandato via
ti ho mandato fuori
dal cerchio dei miei sensi
e mi pare ora
di aver scacciato anche loro

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(2008)

Replay: Terza canzonetta

8 luglio 2014

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Terza canzonetta

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è quello che voglio dire
è quello che voglio fare
è così che voglio incidere
è così che voglio amare
come un silenzio che grida
voglio entrare nel tuo cuore
come un grido nel rumore
voglio restarci invisibile
voglio restare acquattato
nelle pieghe del tuo amore
come una mistica tenia
che si nutre di dolore

 

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(2010)

Dimenticato

4 luglio 2014

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Dimenticato

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dove sono le fate sul fosso
dall’acqua chiara
……..stasera?
l’acqua ferma
d’autunno o di altre ore
passate a navigare
ritagli
……..o anche l’acqua
del luogo escluso
……..dove gli sguardi non sono
specchi dell’acqua chiara e intorno
ancora la sera non insegue
pioppi e campanili sull’enorme
arena della pianura

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(1974/2008)

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Usciti dal recinto dell’adesso

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è quasi un’avventura, una speranza
d’essere oltre, usciti dal recinto
dell’adesso, d’esser di là
dalla linea estrema delle case,
di là dal ponte, dal canale,
di là dalla campagna desolata,
dentro una nicchia speciale
di gusto e di passione, differente
da tutto ciò che è uguale, dal ritorno
delle noie definite della vita, differente
e basta, poco importa dove e come
ed in che modo e quale, proprio come
nei sogni abbacinati verso l’alba,
là dove tutto è d’oro, e non c’è storia

 

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(2008)

Pollicino

27 giugno 2014

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Pollicino

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non sa che ha ucciso le figlie, ancora non sa cosa ha fatto,
nel suo letto sta sognando la carne morbida che
gli preparerà sua moglie al mattino, che ne vorranno
anche loro, di sicuro, le piccole pesti con
la coroncina dorata, una più bella dell’altra,
si leccheranno le dita, e non sa che ha ucciso le figlie,
non sa che il lago di sangue nel letto è del suo, i colpevoli
sono già molto lontani

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(2013)

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Seconda canzonetta

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sono soltanto parole
che rifiutano di scorrere
non pulsione non sostanza
che freme sotto le dita
è solamente una voce
che non trova il suo percorso
non sentimento non vita
che si risponde nei corpi
ma le parole hanno carne
e la voce le sue mani
più non si toccano in nulla
i nostri amori lontani

 

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(2010)

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