Luminescente

29 giugno 2012

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Luminescente


a scendere vasca dopo vasca verso il lago, verso
l’entità luminescente che sta in fondo, così vasta
che c’è qualcosa in eccesso, sempre, nel chiarore che
stabilmente ne traspare, sempre, verso l’entità
luminescente che è il lago, così vasta che l’eccesso
del suo chiarore traspare, che la luce grida, che
ci dimentichiamo in questa gloria che la superficie
non vive la stessa vita di quello che le sta sotto
con la sua nota blu, ferma e poi sempre e sempre più
ferma nella nota nera, quella del buio del fondo,
quella dei morti del fondo, quelli che la luce getta
dentro il compatto sparire a vasca a vasca nel lago,
nel fondo dell’entità luminescente, buio a buio,
freddo e alieno, morte a morte, nel trattenere il respiro
che ascenderebbe a gorgogli, frusciante sotto la pelle
fredda, contro il suo silenzio, contro il silenzio dell’acqua
nera, contro il nero pieno del fango freddo del fondo

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(2012)

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Il grano

22 giugno 2012

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Il grano


il grano è quasi giallo al nostro sguardo
incalzato dal treno, sciolto da un bizzarro
serpeggiare di onde, e lontano e ancora
e piano respira al vento, e giace a tratti
a grandi chiazze ferme e tristi, e poi
scompare e poi riprende, e poi proclama
con voce di radiosa apocalisse
la tirannia imminente dell’estate,
desiderata e odiosa, spazio dolce
del disincanto, teatro aperto amaro
di passioni che esplodono
nel vuoto, senza frutto,
sul mare torpido dell’indolenza

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(2007)

Scorre

15 giugno 2012

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Scorre



cola il tempo nei tubi del termosifone
lo si sente la notte, goccia dopo goccia
quietamente trascorrere, circolare
(potrei fermarlo, e sarebbe il gelo)

mi fa compagnia, invece, coi suoi docili
minimi passi di morte, mi bisbiglia
che è proprio lei, contattata così,
la compagna sfuggente del mio viaggio
nelle acque sotterranee del sentire

 

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(2005)

Come

8 giugno 2012

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Come



come gazzelle in prigione, alte euforbie nel recinto
del vaso, come un oceano cui sia interdetto trascorrere
tra una cresta troppo grande e la seguente, come figli
del sole duro dispersi nella cruda bruma della
speranza, come creature il cui nome sia andato perso,
come nomi persi, come nomi dissanguati attorno,
ora che dilaga il suo disordine, il suo cupo ordine
di vaso, d’acquario, di prigione, di nebbie, di celtiche
costellazioni di ghiaccio, senza pulsanti gazzelle,
senza sotto il sole alte euforbie, senza vita e senza
antica e autentica morte

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(2011)

Questa poesia, come quella postata l’11 maggio, è stata scritta a suo tempo a caldo in risposta a un appello di Gianmario Lucini, in seguito al gratuito omicidio, a Firenze, nel dicembre scorso, di un immigrato africano. In risposta a Lucini avevo poi preferito l’altra.

Puerto Real

1 giugno 2012

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Puerto Real



che paura ritrovare
quei versi di Juan Ramón
che leggesti quando non
sapevi, quando credevi
che il passato stesse dietro
di te (marismas secas, sales
rojas) ed era davanti,
fitto di enormi scoperte
pronto a colpirti una sera
di fronte a versi inattesi
(altas lagunas que
creímos mares!)

 

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(2011)

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