Signora delle Autostrade

28 dicembre 2012

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Signora delle Autostrade


Signora delle Autostrade, come occultare l’angoscia sottile
dei centoquaranta, nel sorpasso del camion che ti stringe
al guardrail alla tua sinistra, e al tuo futuro per qualche attimo
stretto come quella via, e poi di colpo riaperto, libero
come la carreggiata liscia a tre corsie, promessa d’irreprimibile
emozione di vento sulle tue pareti esterne, nel sempre sottile
e torvo e vago sentirsi consapevoli della non impossibilità
dello schianto improvviso, dello stridore delle gomme, dell’esplosione
beneaugurale dell’airbag, della testa che sbatte, del tutto che vola nell’abitacolo
come nei film dove la fine al rallentatore
è una magica sospensione nel vuoto di piccoli oggetti, un elegante
inarcarsi del corpo, un fiore lento di cristalli che dilagano
proprio attorno alla fronte che lo attraversa

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(2012)

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Appeso

21 dicembre 2012

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Appeso


è come lo sapessimo: il passato
non può restare appeso a un vecchio banco
di scuola, nemmeno se gettato dietro casa,
sotto un muro bianco e cieco, luminoso
di sole ininterrotto, nemmeno
se altri oggetti disusati l’accompagnano,
nemmeno quando questa cosa poi
ci grida dentro, ci fa tremare
d’improvvisa nostalgia, di scintille
d’infanzia, vecchie voci
perdute in un mattino quando il sole
filtrava dalle imposte sui compagni
divagati, quando la luce, viva,
era sempre quella del domani
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(2008)

Il cimitero ebraico

14 dicembre 2012

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Il cimitero ebraico


bisogna guardare, non importa
che l’antico cimitero ebraico
di una città sbagliata dell’India
poco ci proponga da vedere,
si deve guardare per potere
immaginare, occorre osservare
l’erba che è cresciuta e le scrostate
pareti di tombe mai così
fuori posto, tracce di quel viaggio
fuori misura diretto a un mondo
di fortuna aliena, dove solo
forse si potesse mai decidere
che quel luogo ora è il tuo, porta i morti
della tua gente, accoglie nell’erba
la tua eterna adesione all’altrove,
i tuoi occhi nel muro ammuffito

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(2009)

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non c’è respiro nel tendere
all’azione non azione
del percepire il divario
che rende cose le cose
contro lo sfondo dell’uno
che senza poterci essere
nonostante tutto è
e insieme ancora non c’è
perché soltanto le cose
nel loro divario sono
e l’essere che non c’è
senza respiro riduce
ogni altro senso a sé

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(2010)

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