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Aspetto che parta il treno


aspetto che parta il treno aspetto la spinta che
mi trascina nell’andare trasformandomi in viaggiante
prima o poi rapido intento a far trascorrere lo sguardo

di cosa in cosa attraverso le cose che indietro restano
nelle paludi del mondo nelle secche delle cose
rapite una sull’altra dalla mia fuga da questo

scivolare

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(2013)

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Dopo la musica di Tuva

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ora è silenzio, disciolta l’attenzione
dal gesto di un capitolo lontano, così pieno
in sé di neve, di fiumi, di ritmi e di silenzi,
dove il disgelo insegna ai sassi
a cantare, a volare alle nuvole
leggere verso quel mare da qui tanto perduto
come mai da nessun altro posto al mondo

quando stregati restammo ad ascoltare
questo sciamano astruso, questo espandere
nel limine dell’aria che ci avvolge
un sibilo di tundre senza fine

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(2008)

Nel cuore

21 giugno 2013

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Nel cuore


pam! siamo entrati nel mito di colpo
è argento e luce d’oro, è gesto
registrato nel sasso, esposto all’occhio
che corre da un divo all’altro, accarezza
le carni belle e dolci di statue
che hanno voce allo sguardo, forse al tatto
indiscreto, all’olfatto, al sogno,
e stanno alte sopra le cose, cose
esse pure, ma fremito insopprimibile
di Dio, quel Dio che stringe
e incendia e non perdona

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(2009)

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la ragnatela di luce
che imbastisce la presenza
dei capelli e delle spalle
di te che guardi e sorridi
sembra il lascito di un mondo
impossibile o perduto
che si confronta con quello
delle mani e dei tuoi occhi
divertiti dalle cose
della vita che circonda
noi, concreti e indifferenti
alla luce che ci illumina

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(2010)

Sul passo

14 giugno 2013

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Sul passo


dom dee dom, do-dom dee dom, sul passo reggerà l’attesa,
dam dii dam, da-dam dii dam, sul passo sapremo fermarci,
dom dii dam, da-dom dee dom, sul passo sapremo non piangere,
dom dom dom, do-dom dom dom, sei arrivata in fondo, scendi

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(2013)

Replay: Città

11 giugno 2013

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da lontano, nell’ombra
della collina, davanti
alla sagoma grande del monte
sopra
la valle, in alto ma senza
dominare, dolce
mossa di mattoni abbruniti
e torri sottili
e archi e vie che si intravedono
tra i muri antichi
antica tu stessa
dolce
da vicino, incendiata
d’estate, amata
dagli occhi
dai miei occhi
da fuori
da dentro il tuo circuito ombelicale
seme di vento
Urbino

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Fibrillazioni

7 giugno 2013

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Fibrillazioni

cosa fare dove appoggiarmi che
soluzione inventare come essere a sufficienza
forti come riuscire a annoverarmi
tra quelli che ce la faranno qui o dove
invece nascondermi quale
piano vagheggiare che strategia sviluppare
quale mercato di emozioni che vittoria sfuggire o
perseguire o estinguere giù nel profondo del lago
delle vite di tutti dove l’ansia
fa vibrare le catene
che ci rendono tutti un corpo solo
di problemi alacremente
interconnesso

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(2008)

Replay: Periferie

4 giugno 2013

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Periferie

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le strade non asfaltate
di quegli anni dell’infanzia
tornano agli occhi alle volte
intossicandomi i sensi
di nostalgia, di colori
brutali, di odori aspri
di polveri sollevate
dalle auto che varcavano
i limiti di quel mondo,
dove all’intorno crescevano
le armature dei palazzi
tra equilibri di ponteggi
e alti scheletri di gru
con le tracce dei balconi
i buchi delle finestre
……..ed era estate nei prati
vicini, nelle folate
della campagna estromessa
ma intorno ancora violenta
con i suoi succhi d’intensa
voragine luminosa
a intiepidire la pelle
di frenesia incomprensibile
ma rigogliosa, feroce,
nel mondo estatico e verde
delle chimere del giorno

meraviglioso era correre
nel cuore del pomeriggio

le strade non asfaltate
di quegli anni di gloriosa
immaginificità
ci riportano alle volte
il senso di quell’infanzia,
il respiro della polvere
irrequieta dei sentieri
che intersecavano il regno
di ciò che è ignoto ed esteso,
dove stagliava l’epeira
la sua eleganza di tigre
al centro delle improvvise
grandi insidie argentate
tese nel mezzo dell’aria,
dove vegliava la mantide
pregando, verde sul verde,
che il cielo le concedesse
ogni giorno la sua vittima,
dove gli uccelli gridavano
nell’enormità che stava
al di sopra dei respiri,
e dove stavamo noi
nella ricerca entusiasta
di qualsiasi metafisico
mistero, purché del tutto
estraneo al paesaggio inutile
della vita di città

e portentoso era il sogno
nel cuore del pomeriggio

le strade non asfaltate
di quegli anni terminarono
la loro scarna epopea
nel ventre dell’abitato
con i suoi succhi d’intensa
oscura concavità
digerite nei richiami
di sporcizia e di terriccio
degli angoli, nei singhiozzi
dei cancelli e delle reti
che dividevano il mondo,
in crepe di marciapiedi
d’improvviso popolate
dall’erba, nei clamorosi
silenzi delle estensioni
inedificate, quasi
voragini di campagna
debolezze inconfessabili
nel tessuto ormai per noi
vitale delle confuse
contrattazioni di sguardi
dall’orbita di finestre
poste di fronte, poiché
così da un mattino all’altro
maturati per volontà,
impensabilmente aveva
preteso la nostra essenza
nuovi miti, nuovi amori

e spaventoso era vivere
nel cuore del pomeriggio

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(2009)

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