Le cose vive

27 settembre 2013

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Le cose vive

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le scale, i mattoni, le foglie ci raccontano
gli entusiasmi oscuri del verde, cose vive
e cose rimaste senza vita, gli oggetti
che rivelano il mondo com’è, così denso
d’incontenuta affabulazione indiretta,
pietre e cemento, i muri che insieme dividono
e affiancano, il vetro e il legno, le foglie annunciano
un senso diverso, avvolgente, cose vive
di altrove vicini e vegetali, il metallo
a marcare il nostro campo, sanzionando
nostra l’originalità orgogliosa, nostra
la vanteria di moderni, civili e carichi
di inadeguate certezze, le cose vive
ci accerchiano, ridono talvolta di noi

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(2009)

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come corrono le parole sulla carta
sotto l’occhio ansioso del lettore
ordinate pur nel tumulto
del cuore di chi scrive
nel galoppo
delle mani e degli occhi
come una fila di perle inanellate
tutte diverse tutte cariche
di paura e di gioia
di memoria e di una morte
che rimane sempre di là

ma si incunea come un presagio
ogni volta che la collana che corre
inciampa ansimando nella propria fine

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(2004)

Ora

20 settembre 2013

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Ora


ora, nell’ora dell’ora, guardarsi di colpo attorno,
che non c’è nessuno, nella folla, che mi sia qualcuno,
eppure sono qualcuno tutti, sono io nessuno,
nell’adesso dell’adesso nessuno e qualcuno scorrono,
nessuno vede qualcuno

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(2013)

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Canzonetta del corteggiamento vorace

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sono solo una preda qualsiasi, o il maschio
da divorare dopo il coito, quando mi incontri
per strada e mi conduci nella tua tana
dove campeggia enorme, didattico, terribile,
appeso al muro, il manifesto scolastico del ragno,
nella sua viscerale anatomia, peloso, immobile
nella sua vasta tela, proprio sopra di me
pronto a ghermirmi, così che io non posso proprio
immaginare di eccitarmi con te, e tu mi consoli
falsamente, e non importa, non importa proprio,
perché mi ritieni comunque catturato,
fatto tuo, invischiato in mille filamenti appiccicosi
di seduzione, mentre io, o quanto ne resta,
mi sforzo di pensare a come uscirne
con sufficiente onore, o almeno
non privato del sangue, vivo
o non troppo esanime

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(2004)

Ad occhi stretti

13 settembre 2013

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Ad occhi stretti


nel deserto minuto della spiaggia
raffiche di colore equinoziale
disegnano le gesta della polvere
contro il ritmo dell’acqua

è in questo travaglio scostante
che il mattino dà voce
alla sua nenia d’inverno

canzone della sabbia più lontana

note disperse in questo spazio grande
a piccoli grappoli che fremono nel freddo
racimolate per te, ora,
e per me, che mi hai smarrito altrove

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(2004)

Replay: Scrivere

10 settembre 2013

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Scrivere

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nell’ansimo dei secoli annidato
dentro una bolla di coccio, su una stele
di pietra oscura, tra le fibre
intrecciate del papiro, sulla sabbia,
a reincontrarmi oggi, vivo, nella voce
che animata corre tra le voci,
nella curva del pennello che attraversa
l’atmosfera frusciante del sapere

e per sempre perduto senza tempo
nella tua corsa buia, poesia

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(2009)

Noi, qui

6 settembre 2013

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Noi, qui


noi, quando la sera azzanna il cuore, quando noi azzanna
il cuore la sera, noi, che il cuore azzanna nella sera,

quando le zanne del cuore azzannano la sera, e noi,
qui, noi che il cuore è di zanne, noi che sul cuore la sera

si fa sera, zanne, cuore, noi, quando le zanne azzannano
le zanne, quando la sera azzanna il cuore, e noi, noi, noi

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(2013)

Replay: Bancarelle

3 settembre 2013

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Bancarelle

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come amanti di cui mai avrei avuto il tempo
di godere, erano migliaia, allineati
secondo i criteri più vari, o ancora impilati,
o gettati alla rinfusa dentro cesti,
con l’etichetta collettiva del prezzo,
basso, davvero,
ed erano arrivati a quella spiaggia
tramite i più diversi fiumi, e l’andare e venire
delle maree, questi piccoli
coacervati di memoria, ora indifesi,
sulla soglia dell’inutilità, dell’abbandono per sempre,
eppure ciascuno di loro a suo tempo
concepito, scritto e stampato
per trasmettere vita, consapevolezza, coscienza,
e ora eccolo lì, nel mucchio grande
del riciclato, del quasi buttato via,
implorante tra i tanti, ciascuno
di loro, di essere scelto, e ancora una volta
sfogliato, letto, goduto

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(2004)

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