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dall’autobus mi racconta
il mondo mentre trascorre
la sua luce sulle case
sugli alberi e sull’asfalto
che non basta la presenza
della tua immagine a rendere
densa la vita, l’inverno
ribadisce la distanza
tra il mio corpo e tutto quello
che con insistenza vive,
siamo lontani, ho bisogno
di inserire il mio presente
nel tuo cuore, nel tuo ventre
di donna mia, di concreta
carne e mani e labbra e voce
e occhi che parlano o tacciono
e sono segni di noi

 

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(2010)

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Sospesi

26 settembre 2014

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Sospesi

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l’attimo di sospensione tende a durare l’intera
vita, il sentire si adegua ad essere ovattato, debole,

non c’è mai fretta, si avanza consapevoli di questa
menomazione, ma è parte di te, di me, trasformare

la tua anima sarebbe tradirla, meglio sostare
ancora e ancora nell’attimo, sospesi è meglio, non

si deve rendere conto agli altri

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(2014)

Replay: L’aiuto

23 settembre 2014

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L’aiuto

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il differente, il nuovo, le parole
ordite lungo i fili di ogni giorno,
l’indifferente, il vecchio, le parole
che corrono e corrono nel vuoto,
l’altro, il medesimo, tu, io stesso
perduto in questo mare di segnali
controversi, incomprensibili
nel fondo loro tragico
di grida di soccorso, emesse
come da chi parli in una lingua
che non conosci, che ti straziano
perché proprio non sai come capire
quale sarà l’aiuto che si chiede, e quanta vita
si stia ora giocando qui il destino

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(2008)

Estraneità

19 settembre 2014

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Estraneità

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preferire l’altrove, è questo il segreto
per non temere il presente, l’avvilente
epifania del ripetersi, l’isotonia
del subire, quando non un vero dolore
ma l’assenza di qualsiasi patire
è il patire più vero, più crudo

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(2006)

Replay: Essere stanchi

16 settembre 2014

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Essere stanchi

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essere stanchi è come stare
sul confine frastagliato della notte
senza l’obbligo fatale di varcarlo
e guardare di là, verso il destino
muto e cieco del riposo
che non si desidera e pure
non possiamo che andarvi
non possiamo che in ultimo
accettarne la via

 

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(2008)

Il mare è pieno di dei

12 settembre 2014

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Il mare è pieno di dei

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il mare è pieno di dei, eccessivi come elefanti
o fragili come spore, la sera piangono insieme

quando l’acqua resta immobile e traspare le montagne
dell’isola fatte rosse dal sole e al porto i semafori
porgono il verde alla vita di quegli umani che siamo
noi, ed estenuati loro ci guardano non avendo
mai dubbi, non comprendendo come quando appare il giallo
non sappiamo se fermare oppure no la nostra corsa
verso quel buio di cui noi non saremo mai sicuri,

così dolce appare loro l’incertezza, e la domanda
di relazione, che tutti e solo gli uomini conoscono

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(2014)

Replay: Mangiare la foglia

9 settembre 2014

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Mangiare la foglia

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sono dentro la foglia, ora, in questo
microcosmo di peluzzi appetitosi,
in questo verde grande, dappertutto,
smeraldino, colmo così di luce,
mi muovo con prudenza, sorseggiando
gocce micrometriche d’umore,
preparandomi al primo grande morso,
il primo affondo
della mia fame all’universo, il primo
bacio al mondo, il primo essere
quello che sono, e, da adesso in poi,
che mangio

 

 

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(2008)

Canzone del possesso

5 settembre 2014

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Canzone del possesso

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se mi guardi negli occhi mentre in basso
dentro di te il mio pistone lavora
a spingere l’intricato meccanismo
della nostra euforia
e i tuoi gesti lo accompagnano incalzandomi
su tutta la mia pelle resa elettrica
mentre le labbra ghermiscono le labbra
e tutto è intenso e forte denso d’onde
di avventura di reciproca
selvaggia ostinazione

se ti guardo negli occhi mentre sotto
senti il mio cazzo che ti ama
con ferocia e senza scampo
e la mia pelle è la tua e altri sensi
non ci sono nel mondo oltre ai nostri

è perché tu vuoi quello che voglio io
e attraverso gli occhi penetrare voglio
nella tua anima come dentro te
per conficcarmi dentro la tua vita

affinché il tuo desiderio non sia
solo di toccarmi, ma di essere me
le mie paure il mio volere
il mio sguardo la tua vista
il tuo ricordo il tuo piacere

io voglio tutto

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(2005)

Replay: La morte di Eros

2 settembre 2014

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La morte di Eros

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flaccido, ma ancora e sempre glabro,
le ali appesantite, rese oscure
dall’alito del tempo, il viso tremulo
da bambino avvizzito, la faretra
vuota, quasi, di frecce senza punta,
l’ultimo sguardo alla madre,
ingolfato d’affanno, sussurrando:
“succhiamelo…”

 

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(2007)

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