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nel mezzo della notte, quando sentivamo
arrivare e spegnersi la moto, persino se la strada
era una lastra di ghiaccio e le montagne intorno
risplendevano di neve,
sapevamo che era lui, il matto, che veniva
a cercare illusioni nelle vite altrui

se ci fossimo alzati, nel buio
avremmo visto gli scuri aprirsi alla finestra
piano, per non svegliar nessuno,
e una forma incappucciata spiare dentro,
silenziosa, a lungo,
con la luce di un calore vagheggiato
accesa negli occhi

restavamo a letto, ovviamente, invece,
consapevoli di quello sguardo
affamato di una vita
che negli altri soltanto
gli era reale

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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c’è questa lucertola, emergono dalla sabbia i resti
di una chiglia, sotto i cespugli, il mare color nocciola
lancia onde nere contro scogli neri contro sole,

adesso si muove, poco, respira, diffida, sabbia
appena un po’ tiepida nella mattinata di ottobre
col rombo del mare contro, col sole del mare contro,

con tutta la vita che aspetta che questa sospensione
trascorra, rinunci ai suoi sollievi raccattati, contro

il sole del mare nero scommettiamo le monete,
tre, per bocca, come un purgante

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(2018)

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eri mio zio, il matto, fratello della nonna,
quello che da bimbo fece la meningite
e poi, non fu mai più normale,
ti guardavo, scuro di pelle, magro,
pieno di rughe, perso nelle tue
incomprensibili, fascinose
elucubrazioni
profondo e inumano
vicino e remoto,
quando, al funerale del nonno,
ripetevi senza fine, piangendo poi,
“il prossimo tocca a me il prossimo
tocca a me il prossimo…”
e non eri lontano dal vero,
zio Bruno, sepolto ormai dal tempo

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Tutti conversano

21 dicembre 2018

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Tutti conversano

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tutti conversano, l’isola del dipinto dei morti
appare e svanisce a destra, non è proprio lei, lo so,

è solamente una macchia di cipressi scuri sulla
riva delle acque immobili del lago, ormai scomparsa

da minuti, da minuti, mentre il treno scorre più
fluido dell’accidentata composizione di queste
macchie di parole, che vorrebbero dire del lago
che è già scomparso da tempo che il desiderio di chi

scrive gli è rimasto appeso, ma il treno ha corso, ma il tempo
ha corso, e le sue parole sono solo agganci limpidi

al pensiero di domani, quello che è sempre capace
di riassumerci felici, anche quando non è il caso

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(2013)

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e quella vita furiosa, che agita
il corpo dimenticato da giorni
del porcospino sotto l’armadio in veranda
che ci ha costretto a infruttuose ricerche
– quell’odore, quell’odore da dove proviene? –
quella vita che fa fremere le spine
da sotto la pelle, che agita
di piccolo orrore la nostra vista, che si mostra
come una minuscola frenetica bolgia,
quella vita che non è sua e nemmeno
assomiglia alla nostra
per questo rimane
incrostata in noi

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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del resto, l’estate è sostanzialmente arrivata a termine,
sulla spiaggia siamo rimasti davvero in pochi, viene
notte troppo presto, a dormire ci vuole il panno, non

si sentono più la mattina quando si dorme troppo
voci di bambini, sono tutti a scuola, d’altra parte
l’estate è arrivata troppo oltre, qualcosa ci sta

sconvolgendo, sulla spiaggia oggi tolgono gli ombrelloni
perché non c’è più nessun vero sole da cui nascondersi,
viene troppa notte, non sappiamo più dormire, non

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(2018)

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è tra le linee della veneziana che
vedo le parole della pioggia
agitare le foglie dell’aucuba
renderle tremule e ancora
più verdi e più chiazzate

incerto è il messaggio come
il messaggero
un desiderio soltanto forse
forse un timore
che mi racconti metafore remote
parole d’altre lingue che non so

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Tutta la notte riluce

7 dicembre 2018

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Tutta la notte riluce

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tutta la notte riluce
la passeggera del mare

signora di ninfe eterne
cavallo di quiete nubi
solca tutti i cieli e va

si nasconde dentro il rosso
del suo sangue che coagula

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(2013)

Replay: Sogno

4 dicembre 2018

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Sogno


cosa vuole questo sogno indecente questo racconto
che non si può raccontare questo ineffabile fare
che rimane un suggerire stili di fuga impossibili
e alternative impensabili questo fremito acuto
ai miei sensi alla mia vita prigioniera alla paura
di rompere l’incantesimo che ci sostiene a galla
cosa vuole questo vivido intrecciare inopportuni
sguardi nel posto sbagliato nel sogno che non va detto
a cosa serve sognare quel dialogo inconfessabile
se il rischio è precipitare in un baratro più vorace

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(2012)

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