Replay: grandi archi

29 gennaio 2019

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grandi archi, carceri d’invenzione,
pareti verticali, alte, armate,
stratagemmi dell’anima per vincere
assedi imprevedibili di gesti
ugualmente interiori, intensamente
trasmessi, violentemente calati
sulle nostre vite altrimenti troppo
semplicemente offese, troppo deboli,
torri del senso che ci rassicurano,
garanzie stolide della ragione

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(2010)

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adesso siamo sul bus, adesso che partiamo forse
si attenuerà la nostra ansia, adesso resteremo forse

tranquilli, forse potremo dormire, sognare forse,
forse sognare, morire, cantare, essere altri

essere altrove, cantare quello che noi siamo stati
prima di giungere qui, sognare quello che saremo

quando saremo arrivati, morire di troppa vita,
forse, per ora partire, per ora forse dormire

 

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(2018)

Replay: Contrasto

22 gennaio 2019

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Contrasto


in queste scene contorte
domandarmi se l’amore
al travasare in furore
incontenibile possa
transustanziarmi le ossa
in fragilissima assenza
di passione ― desistenza
del male mio quotidiano
nel trascinarci al lontano
fantasticare la morte

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(2009)

Altri piedi

18 gennaio 2019

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Altri piedi

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altri piedi, adesso, chiusi dentro ballerine informi,
nere, un poco scolorite sulla punta, come il corpo
che le indossa, che ha pagato il suo debito all’emporio
del tempo, del resto piove, pioverà tutto il mattino,
il sole nero imperversa, non si incontra nessuno

 

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(2015)

Replay: Gonna

15 gennaio 2019

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Gonna


su quella gonna che oscilla le parole non esprimono
nessun potere, si fermano lì, sotto l’orlo lieve
e il suo discorso di onde vaghe, il suo stagliarsi instabile
contro il fondo indifferente, il suo suggerire incalzante
alle parole di smetterla, che è un altro campo quello,
e che nemmeno lo sguardo può sperare di risolvere
tutta l’infelicità del protendersi dentro l’alveo
ispido del desiderio, arrestandosi lì, all’attimo
in cui la porta si apre, l’oscillazione si chiude
nell’ombra di là, lo sguardo insiste ancora un poco, poi
dimentica, divagando, divergendo, desolato

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(2012)

Conto che

11 gennaio 2019

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Conto che

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conto che la nitidezza dello sguardo nella luce
del tramonto mi permetta di vedere quello che
il tremolare dell’aria nella piena del calore

mi ha sino adesso nascosto, conto che la pulizia
della luce nello sguardo della sera mi riveli
il progetto di me stesso proiettato nelle cose

l’oggettivazione della nostalgia delle altre vite
altrimenti inconfessabile

 

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(2016)

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la madre del matto faceva la puttana

quando lui la uccideva, nei suoi sogni più cupi
il sangue che scorreva era il suo
vischioso e denso
e se lei gridava
non gli pareva fosse per dolore, né per paura,
________che lei, tutti quelli che la volevano
________la potevano avere, e lui no
________né lei né nessun’altra
________né nessun’altra né lei

con me il matto era gentile, innocente
come lo era con tutti
gli incidenti della notte non sembravano lasciare
nessuna traccia nei suoi occhi mansueti
nemmeno un lamento veniva a galla
attraverso la scorza dura del giorno
e del suo attaccamento alla vita

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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Un gradino dopo l’altro

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un gradino dopo l’altro, quanto scendono nel fondo?
l’anima rimane a galla, l’acqua è verde, grigia, torbida,
l’acqua dell’anima è diafana, dicono, si può solo
immaginare che cosa nascerà da questo incontro,
un gradino dopo l’altro, i corpi raccontano storie
che l’anima non conosce, sono scuri, pieni, vivi

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(2013)

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