.

.

.

Nel rio
(Ballata del tradimento)

.


guardavo, io,
la linea inattesa degli occhi
con impeto annunciarmi la tua vita
altrui, disseminando
astratti prodigi di luce
sui démoni concreti del giorno

proprio mentre il tuo sesso, là,
spalancato sull’abisso
piangeva lapislazzuli duri
d’oscurità e di stelle
disperdendoli nel buio e nel rio
piccole pietre dal destino d’oltremare

da ritrovarsi in seguito in un gioco
di veleno e di avventura
ancora lucide, vere
una per una giorno dopo giorno
per anni e per anni
lungo le vie del dopo

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Annunci

.

.

.

La via
(Ballata amara)

.


se ripercorriamo insieme la strada
del nostro ritrovarci insieme
non riconosciamo più quei passi
del nostro cammino
verso l’incontrarci, non ritracciamo
la medesima via
………………….la rotta
non era affatto segnata
si navigava a braccio, a vista,
a sensazioni, o con la stella
polare di emozioni
che non ritornano più
o sono amare, oggi, incerte, fragili
come il sonno vicino a te,
sempre interrotto dalle illusioni
di un nostro risveglio improvviso
di un ritrasmetterci imminente
e reciproco
la vita

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Replay: La biblioteca

20 giugno 2017

.

.

.

La biblioteca

.


Arrivando a Sarajevo dal viale dei cecchini,
incrociamo il museo, l’Holiday Inn, seguiamo i giardini
lungo il piccolo fiume (quello grande, la Bosna,
scorre fuori città, non lontano) sino al vecchio
edificio bruciato, il fulcro di tutto, il cuore distrutto
del senso, serrato dove l’abitato di colpo
finisce, e la valle affollata di tetti
si estingue in una gola
troppo stretta,
proclamando la biblioteca insieme apice
e centro della città – e questa,
così strangolata, solo verso l’alto riesce ora
a proseguire, a picco, a strapiombo tra i pendii
pullulanti di lapidi e le strade
abbarbicate verso i boschi appena sopra,
dove era stato facile, per quelli che sparavano,
affollare quei rami e spiare laggiù,
con l’occhio lungo della morte remota, a punire
chi non correva abbastanza a zigzag,
abbastanza veloce,
abbastanza fortunato. E fortunati noi, oggi,
a passeggiare per le strade del mercato, a visitare
le moschee ricostruite, a bere birra e yogurt,
conversando con chi è rimasto, con chi
è tornato, con chi ci vive, ora, e vorrebbe
rimanerci per sempre: una bella città davvero,
dove si vive litigando e cantando,
mangiando carne e bevendo vino,
perché i morti non ci possono impedire
di essere ancora vivi, e se tremiamo nel vedere
gli intonaci costellati di spari, le voragini
spalancate nei tetti, i palazzi sbranati dal fuoco,
non è per questo che siamo qui,
che sono qui loro, i vivi,
i vivi, con cui brindare al ritorno del domani.

Quanto manca alla ricostruzione dei muri?
Domani, posdomani, tutti i segni
saranno cancellati, ma dei libri bruciati,
dei ricordi perduti dei morti, chi ci ridarà
il sapere?

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

.

.

.

Canzone del possesso

.


se mi guardi negli occhi mentre in basso
dentro di te il mio pistone lavora
a spingere l’intricato meccanismo
della nostra euforia
e i tuoi gesti lo accompagnano incalzandomi
su tutta la mia pelle resa elettrica
mentre le labbra ghermiscono le labbra
e tutto è intenso e forte denso d’onde
di avventura di reciproca
selvaggia ostinazione

se ti guardo negli occhi mentre sotto
senti il mio cazzo che ti ama
con ferocia e senza scampo
e la mia pelle è la tua e altri sensi
non ci sono nel mondo oltre ai nostri

è perché tu vuoi quello che voglio io
e attraverso gli occhi penetrare voglio
nella tua anima come dentro te
per conficcarmi dentro la tua vita

affinché il tuo desiderio non sia
solo di toccarmi, ma di essere me
le mie paure il mio volere
il mio sguardo la tua vista
il tuo ricordo il tuo piacere

io voglio tutto

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Replay: Cerco

7 febbraio 2017

.

.

.

.

Cerco


cerco il momento equinoziale
la chiave di volta, l’oggetto
sul crinale dell’esperienza
che intriga e conquista
pur restando lontano (in silenzio)
…………………………….nell’ombra
tra le mani scivolando come sabbia
l’oggetto in limine

che la luce o l’ascolto rivelano
ambiguo
incerto eppure dio
(io…

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2005)

Replay: Canzone di Noi

1 novembre 2016

.

.

.

.

Canzone di Noi

.


quale racconto giorno dopo giorno
la nostra vita insegue a offrirle un senso
per la via che prosegue
……………………………………..quale immagine
di noi quale sequenza di note disegna
la mia altalena del volerti il tuo
respingermi e il tuo cercarmi
e quali sapori e quali profumi organizzano
lo spettacolo di te e di me
che siamo e poi non siamo e diveniamo e sempre
restiamo io e te
perché l’amore è non soltanto nelle mani
che toccano la pelle, nelle labbra
che affollano le labbra, nella parola dolce della lingua
che si incunea guizzante nell’orecchio

siamo storie, noi, figure, suoni che ci investono
siamo pasta e siamo vino, sudore e capelli
siamo tu e io dentro una nostra stessa vita

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

(2005)

.

.

.

Trame
(Madrigale dell’amarezza)

.


riannodiamo dei fili sdruciti, brandelli
di vita comune, da ogni vincolo sciolti,
che sbattono contro di noi, contro
la delicata nostra
periferia del cuore, ora affannato, incostante,
reso irrequieto dall’insistere dei colpi,
delle voci che lo affollano la notte
quando il silenzio rende vivido il dolore
e i fili si ricompongono
in un cilicio di separazione,
in questo allontanarsi, estremo,
di tutti i sensi dal mondo
e da te

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Spirito

20 marzo 2015

.

.

.

Spirito

.


dove resta vita dove resta passione dove ancora
resta un pulsare che si senta
al di là della spessa
indifferenza del mondo dove sensazione resta
che permetta di cercare di volere di restare
attaccati alle cose al piacere di
desiderarle di essere con loro o senza di loro
ma in contatto
e vivi

non costretti
a cercare nell’alcol un barlume
di memoria di che cosa
fosse stato un piacere uno scopo un
dolore che non sia quello
così inutile
ottuso
del non sentire del non provare
più nulla

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Scorre

20 febbraio 2015

.

.

.

Scorre

.


cola il tempo nei tubi del termosifone
lo si sente la notte, goccia dopo goccia
quietamente trascorrere, circolare
(potrei fermarlo, e sarebbe il gelo)

mi fa compagnia, invece, coi suoi docili
minimi passi di morte, mi bisbiglia
che è proprio lei, contattata così,
la compagna sfuggente del mio viaggio
nelle acque sotterranee del sentire

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

.

.

.

Recitativo dell’amore che finisce

.


sulle linee del discorso della morte
incespicate ambedue, abbacinati,
nel rifiuto stupefatto
d’incontrarvi

starete insieme, certo, ma nel morire
l’uno dell’altra, nello strazio e
nell’agonia di un amore
ancora vivo, e già incapace
di nutrirsi

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

.

.

.

Nel rio
(Ballata del tradimento)

.


guardavo, io,
la linea inattesa degli occhi
con impeto annunciarmi la tua vita
altrui, disseminando
astratti prodigi di luce
sui démoni concreti del giorno

proprio mentre il tuo sesso, là,
spalancato sull’abisso
piangeva lapislazzuli duri
d’oscurità e di stelle
disperdendoli nel buio e nel rio
piccole pietre dal destino d’oltremare

da ritrovarsi in seguito in un gioco
di veleno e di avventura
ancora lucide, vere
una per una giorno dopo giorno
per anni e per anni
lungo le vie del dopo

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Replay: Io non so

25 novembre 2014

.

.

.

.

Io non so



io non so quanta vita stia nascosta
nelle stanze abbandonate della mente
quante anime sorridono quante piangono
quante guardano fuori in attesa
delle mattine quando il vento
pettina gli alberi
renitenti, ribelli, ostinati a riprendere
la propria postura verso il sole

non ho un’idea delle voci che bisbigliano
là dove le voci non si sentono
dentro di te e dentro di me
ma ugualmente fanno, incidono, devastano
sorridono, sono,
ci parlano di altri eroi, di leggende
impenetrabili e familiari, di me e di te
e di tua madre e di tuo padre, e dei miei
e dei loro,
………………..e di quanto a loro volta in loro
sussurrassero con violenza quelle voci
sino a trascinarli lontani, da noi,
da se stessi, dal vento che si ostina

(quando coltivo i miei demoni di nebbia
è a te che penso
alla vita che io non so
e al nostro rischioso
e straordinario mattino)

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2005)

La via (Ballata amara)

31 ottobre 2014

.

.

.

La via
(Ballata amara)

.


se ripercorriamo insieme la strada
del nostro ritrovarci insieme
non riconosciamo più quei passi
del nostro cammino
verso l’incontrarci, non ritracciamo
la medesima via
………………….la rotta
non era affatto segnata
si navigava a braccio, a vista,
a sensazioni, o con la stella
polare di emozioni
che non ritornano più
o sono amare, oggi, incerte, fragili
come il sonno vicino a te,
sempre interrotto dalle illusioni
di un nostro risveglio improvviso
di un ritrasmetterci imminente
e reciproco
la vita

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

La biblioteca

17 ottobre 2014

.

.

.

La biblioteca

.


Arrivando a Sarajevo dal viale dei cecchini,
incrociamo il museo, l’Holiday Inn, seguiamo i giardini
lungo il piccolo fiume (quello grande, la Bosna,
scorre fuori città, non lontano) sino al vecchio
edificio bruciato, il fulcro di tutto, il cuore distrutto
del senso, serrato dove l’abitato di colpo
finisce, e la valle affollata di tetti
si estingue in una gola
troppo stretta,
proclamando la biblioteca insieme apice
e centro della città – e questa,
così strangolata, solo verso l’alto riesce ora
a proseguire, a picco, a strapiombo tra i pendii
pullulanti di lapidi e le strade
abbarbicate verso i boschi appena sopra,
dove era stato facile, per quelli che sparavano,
affollare quei rami e spiare laggiù,
con l’occhio lungo della morte remota, a punire
chi non correva abbastanza a zigzag,
abbastanza veloce,
abbastanza fortunato. E fortunati noi, oggi,
a passeggiare per le strade del mercato, a visitare
le moschee ricostruite, a bere birra e yogurt,
conversando con chi è rimasto, con chi
è tornato, con chi ci vive, ora, e vorrebbe
rimanerci per sempre: una bella città davvero,
dove si vive litigando e cantando,
mangiando carne e bevendo vino,
perché i morti non ci possono impedire
di essere ancora vivi, e se tremiamo nel vedere
gli intonaci costellati di spari, le voragini
spalancate nei tetti, i palazzi sbranati dal fuoco,
non è per questo che siamo qui,
che sono qui loro, i vivi,
i vivi, con cui brindare al ritorno del domani.

Quanto manca alla ricostruzione dei muri?
Domani, posdomani, tutti i segni
saranno cancellati, ma dei libri bruciati,
dei ricordi perduti dei morti, chi ci ridarà
il sapere?

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

Canzone del possesso

5 settembre 2014

.

.

.

Canzone del possesso

.


se mi guardi negli occhi mentre in basso
dentro di te il mio pistone lavora
a spingere l’intricato meccanismo
della nostra euforia
e i tuoi gesti lo accompagnano incalzandomi
su tutta la mia pelle resa elettrica
mentre le labbra ghermiscono le labbra
e tutto è intenso e forte denso d’onde
di avventura di reciproca
selvaggia ostinazione

se ti guardo negli occhi mentre sotto
senti il mio cazzo che ti ama
con ferocia e senza scampo
e la mia pelle è la tua e altri sensi
non ci sono nel mondo oltre ai nostri

è perché tu vuoi quello che voglio io
e attraverso gli occhi penetrare voglio
nella tua anima come dentro te
per conficcarmi dentro la tua vita

affinché il tuo desiderio non sia
solo di toccarmi, ma di essere me
le mie paure il mio volere
il mio sguardo la tua vista
il tuo ricordo il tuo piacere

io voglio tutto

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2005)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: