Replay: Nelle viscere

16 maggio 2021

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Nelle viscere

 

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ha perso tutte le onde che lo avevano riempito
di irripetibili ritmi di vaghe interiorità
brevi discorsi scostanti di passioni naturali
lunghe infilate di gesti che ripetono ripetono
riaprono gli ritornano incontro ancora ribadiscono
che basta stare a sentire basta che stiano a vedere
non c’è che da stare lì assorbendo quel dialogo immobile
quel destino destinato da così tanto lontano
che non basteranno i suoi sforzi e la sua fiacca inventiva
ad affondarsi altrettanto nelle viscere dei versi

 

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(2011)

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è il rumore sordo, basso,
improvviso dello sbattere
del corpo pieno dell’onda
sulla pietra conformata
da millenni del riceverla
così che lo schiaffo è intero,
totale, amoroso, fervido
di spruzzi di schiuma candida
per un momento sospesi

e poi ricadenti a scroscio
sopra la mano del mare

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(2011)

Replay: Le cose

17 gennaio 2021

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Le cose

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di questa luce del sole
orizzontale restiamo
ogni volta prigionieri
perché cambiano le cose
a quest’ora della sera
la loro sostanza e sembrano
gonfiarsi di luce come
un palloncino leggero
che se ne ride del peso
e della gravità

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(2011)

Replay: Del nostro

3 gennaio 2021

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Del nostro

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attraversando il tuo corpo attraversando la tua voce
attraversando la perdita attraversando la tua assenza
attraversando il destino delle cose che non hanno
attraversato il destino le parole attraversando

che hanno definito ancora una volta quello che sei
quello che tu sai di essere quello che credi di

poter veramente fare attraverso il respiro delle
solitudini reciproche attraverso il tuo respiro

le parole che non riesci a pronunciare e mai più mai
più saranno questo ansimo questo battito fiero

di silenzi d’improvviso di pelle che non si può
più mai toccare più mai considerare come parte

di quel nostro improponibile quadro gonfio d’amore

 

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(2011)

Replay: Di colpo

13 dicembre 2020

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Di colpo

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piove forte sopra l’acqua
piatta del lago, un diluvio
grigio, insistente, sferzante
che solca appena di bolle
lo specchio, e revoca intanto
l’apertura del discorso
tra quella natura e noi,
teneri uomini pigri
terrorizzati dall’acqua
e dall’attimo che schizza

 

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(2011)

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Bisogna lavarsi
(canzone dell’estremista)

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bisogna lavarsi, essere puliti, essere pronti,
bisogna credere, essere puliti, fare fronte
ad ogni difformità, puliti, ripulire il mondo

che non è adatto, non più corrispondente ai requisiti,
che resta sporco, il nemico dell’ideale circonda
gli sparvieri del destino, noi che ripuliamo, noi

che siamo stati mandati, che il destino siamo, noi
che eroicamente morire ci circonfonde di luce,
noi puliti, noi antica degli dei nuova vendetta

 

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(2011)

Replay: Innumerevoli

31 maggio 2020

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Innumerevoli

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ancora una volta ancora
quattro cinque innumerevoli
sono le occasioni perse

 

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(2011)

Replay: Adesso

17 maggio 2020

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Adesso

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è adesso, al mattino delle sei, che si incrocia sul treno
il destino, nella parte di un controllore pedante

o di una bionda dall’aria affannata o di quel sedile
macchiato d’indefinibili resti di chissà cosa

di poco amabile, tragico nella sua mattiniera
instabile indegnità, questo insistere dell’intera

compagnia per ribadirmi ciò che giorno dopo giorno
non arriverò a capire, quasi percependo che

pure io vi devo avere il mio ruolo, e non rimanermene
qui in platea intorpidito dall’impossibilità

dell’ora e di questo buio ancora spalmato di fuori

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(2011)

Replay: Spese

28 aprile 2019

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Spese

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mi piacerebbe rispondermi
quando mi chiedo perché
siano abbastanza due soldi
spesi di troppo per mettere
fuori fase la giornata
come se il rischio più vero
fosse davvero di essere
relegati dentro il limbo
di chi non si può permettere
di spendere, di chi vive
al di fuori, chi non vive,
prosciugato il suo destino
salvo che d’ansia

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(2011)

Replay: Come

13 novembre 2018

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Come



come gazzelle in prigione, alte euforbie nel recinto
del vaso, come un oceano cui sia interdetto trascorrere
tra una cresta troppo grande e la seguente, come figli
del sole duro dispersi nella cruda bruma della
speranza, come creature il cui nome sia andato perso,
come nomi persi, come nomi dissanguati attorno,
ora che dilaga il suo disordine, il suo cupo ordine
di vaso, d’acquario, di prigione, di nebbie, di celtiche
costellazioni di ghiaccio, senza pulsanti gazzelle,
senza sotto il sole alte euforbie, senza vita e senza
antica e autentica morte

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(2011)

Questa poesia, come quella postata l’11 maggio, è stata scritta a suo tempo a caldo in risposta a un appello di Gianmario Lucini, in seguito al gratuito omicidio, a Firenze, nel dicembre scorso, di un immigrato africano. In risposta a Lucini avevo poi preferito l’altra.

Per descriverci

9 novembre 2018

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Per descriverci

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se mai dovessi descrivere il dialogo che ci lega
non mi sarebbe davvero così facile trovare
le parole per fissare quelle cose che di solito
vengono vissute insieme senza parole oltre a quelle
essenziali per lo scambio quotidiano, e finirei
fatalmente per mentire, inventare, fantasticare
definitive metafore di gioia e di dolore
che ci assomiglino, certo, ma solo come un’antica
fotografia in bianco e nero che conserviamo per dirci
quanto diversi siamo oggi

 

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(2011)

Replay: Puerto Real

6 novembre 2018

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Puerto Real



che paura ritrovare
quei versi di Juan Ramón
che leggesti quando non
sapevi, quando credevi
che il passato stesse dietro
di te (marismas secas, sales
rojas) ed era davanti,
fitto di enormi scoperte
pronto a colpirti una sera
di fronte a versi inattesi
(altas lagunas que
creímos mares!)

 

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(2011)

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Del ricordare e del gesto



del ricordare e del gesto, questo così freddo luogo,
questo così estraneo andare tra muri che sono troppo
muri, queste mie parole stesse che non sono mie,
questo mio spesso tremore, da annegarsi nel tremore
che riconosco negli altri, queste mie mani ricordano
ricoprono i gesti del presente col ritmo di quelli
veri, riaprono il presente a ciò che è rimasto lontano
rimasto dentro rimasto chiuso, vivo, vivo, vivo
come sono stato io, sino al momento in cui qualcuno
ha deciso che il mio battito non fosse compatibile
con quello di tutti gli altri

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(2011)

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regole regolarità regolamenti
reticoli di remi renitenti
recepire regate resistenti
refoli di refe, fulminanti
filosofie del filo, del finito,
del futile e del fiacco, del fenomeno,
filologie del verbo, del veleno,
del vero, del veridico, veramente
del vento, ventaglio, venti volte

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(2011)

Replay: Quando si parla

9 ottobre 2018

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Quando si parla



quando si parla una lingua che non è quella del cuore
le parole si nascondono al nostro sguardo e all’udito
le cose sono ristrette a vivida approssimazione
persino il mare è più semplice e l’amore è diventato
un mare di stereotipi denso di sicurezze
dove tutto è come deve essere, del proprio colore
più lessicalmente vero

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(2011)

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