Replay: Spese

28 aprile 2019

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Spese

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mi piacerebbe rispondermi
quando mi chiedo perché
siano abbastanza due soldi
spesi di troppo per mettere
fuori fase la giornata
come se il rischio più vero
fosse davvero di essere
relegati dentro il limbo
di chi non si può permettere
di spendere, di chi vive
al di fuori, chi non vive,
prosciugato il suo destino
salvo che d’ansia

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(2011)

Replay: Come

13 novembre 2018

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Come



come gazzelle in prigione, alte euforbie nel recinto
del vaso, come un oceano cui sia interdetto trascorrere
tra una cresta troppo grande e la seguente, come figli
del sole duro dispersi nella cruda bruma della
speranza, come creature il cui nome sia andato perso,
come nomi persi, come nomi dissanguati attorno,
ora che dilaga il suo disordine, il suo cupo ordine
di vaso, d’acquario, di prigione, di nebbie, di celtiche
costellazioni di ghiaccio, senza pulsanti gazzelle,
senza sotto il sole alte euforbie, senza vita e senza
antica e autentica morte

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(2011)

Questa poesia, come quella postata l’11 maggio, è stata scritta a suo tempo a caldo in risposta a un appello di Gianmario Lucini, in seguito al gratuito omicidio, a Firenze, nel dicembre scorso, di un immigrato africano. In risposta a Lucini avevo poi preferito l’altra.

Per descriverci

9 novembre 2018

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Per descriverci

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se mai dovessi descrivere il dialogo che ci lega
non mi sarebbe davvero così facile trovare
le parole per fissare quelle cose che di solito
vengono vissute insieme senza parole oltre a quelle
essenziali per lo scambio quotidiano, e finirei
fatalmente per mentire, inventare, fantasticare
definitive metafore di gioia e di dolore
che ci assomiglino, certo, ma solo come un’antica
fotografia in bianco e nero che conserviamo per dirci
quanto diversi siamo oggi

 

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(2011)

Replay: Puerto Real

6 novembre 2018

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Puerto Real



che paura ritrovare
quei versi di Juan Ramón
che leggesti quando non
sapevi, quando credevi
che il passato stesse dietro
di te (marismas secas, sales
rojas) ed era davanti,
fitto di enormi scoperte
pronto a colpirti una sera
di fronte a versi inattesi
(altas lagunas que
creímos mares!)

 

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(2011)

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Del ricordare e del gesto



del ricordare e del gesto, questo così freddo luogo,
questo così estraneo andare tra muri che sono troppo
muri, queste mie parole stesse che non sono mie,
questo mio spesso tremore, da annegarsi nel tremore
che riconosco negli altri, queste mie mani ricordano
ricoprono i gesti del presente col ritmo di quelli
veri, riaprono il presente a ciò che è rimasto lontano
rimasto dentro rimasto chiuso, vivo, vivo, vivo
come sono stato io, sino al momento in cui qualcuno
ha deciso che il mio battito non fosse compatibile
con quello di tutti gli altri

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(2011)

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regole regolarità regolamenti
reticoli di remi renitenti
recepire regate resistenti
refoli di refe, fulminanti
filosofie del filo, del finito,
del futile e del fiacco, del fenomeno,
filologie del verbo, del veleno,
del vero, del veridico, veramente
del vento, ventaglio, venti volte

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(2011)

Replay: Quando si parla

9 ottobre 2018

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Quando si parla



quando si parla una lingua che non è quella del cuore
le parole si nascondono al nostro sguardo e all’udito
le cose sono ristrette a vivida approssimazione
persino il mare è più semplice e l’amore è diventato
un mare di stereotipi denso di sicurezze
dove tutto è come deve essere, del proprio colore
più lessicalmente vero

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(2011)

Replay: Nell’alto

11 settembre 2018

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Nell’alto



battito del mare grande
battito del duro monte
battito del sole caldo
battito dell’ansimare
respiro della falesia
dove sbattono i gabbiani
respiro dell’alto vento
nel cielo sotto di noi
battito del nostro cuore
battito della paura
il ritmo del passo lento
batte e respira con noi

in alto sopra Antequera, 25 agosto 2011

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(2011)

Agave, cerchi

13 luglio 2018

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Agave, cerchi

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non sono ancora scomparsi
i cerchi d’acqua che affollano
questo lago del mio cuore,
della pelle, la ferita
continua a restare rossa,
la vita aperta, nel mare
buio del di dentro incendi
sciolti a caso sulla rotta
dell’io – del resto là in alto
sullo scoglio l’agave è
fiorita, e non molto le
rimane

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(2011)

Non disturbare

29 giugno 2018

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Non disturbare

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non disturbare l’immobile verticale dell’acqua,
spingi con calma sui remi lungo questa sospensione
inadeguata del tempo, verso l’isola di rocce

di quel dipinto dei morti, sotto i cipressi, la luce
che dall’acqua emana, questa implausibile proiezione
del mio dolore offuscato in un’utopia di bellezza,

spingi con calma sui remi, rendi il mio viaggio infinito,
l’isola è bella se sogni, se guardi, se puoi guardare

 

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(2011)

Non dimostrarsi

15 giugno 2018

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Non dimostrarsi

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prendere un’aria oggettiva non dimostrarsi coinvolti
usare terze persone evitare le metafore

che possano dimostrare qualche attenzione fantastica
nei confronti delle cose che ci attraversano scrivere

simulando una stazione del non esserci morire
almeno un poco ogni verso ma morire veramente

non fingere ed ostentare un dolore costruito
lasciare il nulla fluire che ci fa pieni di voci

 

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(2011)

Replay: Il cerotto

22 Mag 2018

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Il cerotto



ecco, ho tolto il cerotto,
sono passati tre giorni,
la pelle vecchia si appoggia,
separata, a quella nuova,
c’è un punto rosso nel mezzo,
un cuoricino di sangue,
un messaggio dall’interno
di me alle mie razionali
civilizzate emozioni,
un piccolo volto vivo
del mio corpo forestiero
a me stesso, quasi fosse
anche lui in possesso d’una
parola legittimata
a trasmettere il senso

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(2011)

Replay: Sangue

8 Mag 2018

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Sangue



e quando il gambo ha ceduto
di colpo è scattato avanti
il coltello, liberato
dai vincoli verso il dito
di carne, più in basso, vero,
gonfio di un sangue scarlatto
che si rivela alla vista
pian piano, in un fiume piccolo
di morbosa meraviglia,
da guardare, inquieto, splendido,
una minuscola vita
disciolta e morente, scura,
lucida, pulsante, strana
contro il verde acceso della
verdura

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(2011)

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Leggono il giornale



leggono il giornale, qui, si raccontano le storie del mattino, qui
si lamentano del freddo, si siedono davanti a me, mi
guardano una frazione di secondo, qui, e hanno
le unghie laccate, le dita inanellate, il doppio mento, i bottoni
che definiscono i confini dell’intimo, quelli di questo io
che è proprio nostro e guai, guai a dimenticarselo
aperto, col cappotto sbottonato, la pelle che lusinga
l’impudenza dell’aria, degli sguardi stupiti, compiaciuti,
delle mani che la incontrano, cercano, coinvolgono
in un ritmo che non è del mattino, non è da fruscio
discreto di fogli di giornale
divaricati da dita asciutte di lettori, alla ricerca del giorno,
all’alba fredda, al lavoro

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(2011)

Replay: Sincronicità

6 marzo 2018

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Sincronicità



un dettaglio di canale,
di fosso, di breve darsena
fluviale, uno sguardo lungo
che attraversa la pianura
pullulante d’incertezze
liquide, di faglie del
tessuto ininterrotto vegetale
che è rete viva e drammatica
di questo sentirmi vivo,
acqua tra l’erba, acquitrino
pulsante, palude dei
sogni sognati in profonda
sincronica densità

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(2011)

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