Maya

23 febbraio 2018

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Maya

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staremo qui, sui gradini, e tutto il niente del mondo
scaturirà dalle cose, come fosse naturale
vederlo, come se fosse cosa di qualsiasi giorno
il dissolversi del velo, come se non apparisse
a sua volta tutto questo un velo, senza mai sapere
se quello dell’illusione è questo che stiamo vivendo
oppure l’altro squarciato

 

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(2013)

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Replay: Quando dal sé

13 febbraio 2018

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Quando dal sé

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quando dal sé si dimentica il sé, quando l’io è là,
quando dall’io si tralascia anche l’io, quando il sé è altrove,

quando siamo tutto il resto e tutto scorre, tutto resta,
quando siamo quella pianta laggiù, la formica, il corvo,
l’estasi incauta dell’eros, il tuo stesso percepire,

quando si torna dal fuori al sé, e il sé non basta più

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(2013)

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Quello che colpisce

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quello che colpisce è che la roccia, salendo, diventi

muro, poi scanalature, archi, finestre, ceselli,
guglie, come una materia che si raffina nell’alto,

come un trasmutare dal terrestre al celeste, e il celeste
siamo noi, démoni o dei, creature di forma

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(2013)

Le parole, uscendo

26 gennaio 2018

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Le parole, uscendo

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le parole, uscendo, sono un groviglio di segni e suoni
sulla carta, sullo schermo, nella voce, nei colori

che disegnano, non c’è nessuna chiarezza nei corpi
delle vocali, nel moto degli accenti, nelle voci

del senso che si dovrebbe distendere oltre i rumori
ed è rumore esso stesso, non costruiscono ponti,

non parlano le parole in questi versi, sono morti
che sorridono, che cantano senza sapere cosa

 

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(2013)

Replay: Ci sono gli alberi

16 gennaio 2018

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Ci sono gli alberi

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ci sono gli alberi, scendono dall’alto fino a terra,

molte nuvole nascondono i monti grandi sul fondo,
la strada è percorsa lenta da un camion, si sente il clacson,

le nuvole fanno macchie sui monti vicini piccoli,
è tutto verde, sonno, il giorno aperto mi guarda

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(2013)

La prossima volta

12 gennaio 2018

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La prossima volta

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la prossima volta che ci troveremo qui, sarà
veramente un posto, questo posto, sapremo che dietro
il cancello della torre del mercato c’è una piazza

da cui si stacca una via, e poi c’è un angolo, e un’altra
via dove c’è casa, solo per oggi, ma indubbiamente
la nostra,

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(2013)

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Non devo scrivere il luogo



non devo scrivere il luogo, la poesia è un mondo astratto,
un mondo dentro il riflesso, dove le forme del mondo

si diffondono, sfarfallano, raccontano racconti
ribaltati, sono storie di non storie, inconsistenti,

edifici che pretendono un senso al loro specifico
esistere, suggerendo di averlo perso, di non
averlo mai avuto

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(2013)

Replay: Banaras

19 dicembre 2017

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Banaras

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come fosse una Venezia spalmata di scivolose
merde di vacca, in cui l’acqua le ingloba salendo, metro

dopo metro per le strade strette, in cui anche l’acqua è sacra
e non la si può fermare nemmeno mettendo in mezzo

le tanto più sacre vacche, che producono la merda
che l’acqua lava, che l’acqua rende sacra parte di

sé, una Venezia bagnata con un grande fiume sacro
che l’abbondanza di merde sciolte non renderebbe più sacro

tantomeno se ti entra in casa adornandoti i muri
della tenue tinta gialla della merda differita,

mentre poco più in là bruciano i fuochi di tutti i morti
che hanno scelto di morire nella Venezia di vacche

incontinenti e tranquille, che eternamente ti guardano
quasi come tu non fossi tu, quasi come tu fossi

Shiva

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(2013)

L’insetto

15 dicembre 2017

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L’insetto

 

 


l’insetto dentro lavora, morde il quadrato dell’anima

 

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(2013)

Io lo sapevo

17 novembre 2017

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Io lo sapevo


io lo sapevo una volta che cos’era il desiderio
di un sesso di un corpo di una esistenza che si stringesse

alle insolvenze del cuore, contro il respiro assetato
della mia immaginazione, io lo sapevo una volta

che cosa fosse volerti sino a sentire il dolore
dell’assenza della tua figura di carne nel mio

immediato intorno, erano paure non spiegate,
incomprensibili, sono, adesso, ancora incomprensibili

impossibilità quelle che fermano il nostro gesto
di piacere, come fosse evaporato il fluido oscuro

che trascorreva da te

 

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(2013)

In treno

3 novembre 2017

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In treno

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addenti il panino, bocca da cavallo un poco ottuso
ma tranquillo, buono, mentre a destra ti scorre il paesaggio
tutto ingombro dei palazzi del centro, mastichi, bocca

che non ti posso sfuggire, mentre scorre tutto attorno
a noi una peristalsi di capannoni e di campi
insicuri, e poi ti fermi, bocca che appari impegnata

quasi a riflettere, mentre attorno non riesce a trionfare
nessuna vita specifica, nessun regime, né
alimentare e nemmeno di paesaggio, così che

mi diventi una metafora inutile, bocca equina
che riprendi, ora metodica, quel rito che scandisce
il tempo altrimenti vuoto

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(2013)

Impossibile

20 ottobre 2017

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Impossibile

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è impossibile negare che siano belle le donne
anche dove mi nascondo si stagliano prospettive
di scollature e di gambe e di occhi, se fossi cieco
la filosofia che seguo sarebbe molto migliore

 

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(2013)

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Non siamo quel verde

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non siamo quel verde là, non siamo il contenuto della
nostra esperienza più intensa, nemmeno l’odore siamo,

e nemmeno questa musica che riempie tutti i sensi,
non siamo l’orgasmo, quando crediamo di essere interi
nel momento, dentro l’attimo, non siamo lo stupore

della scoperta che noi persistiamo, giorno per giorno
attraversati

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(2013)

Replay: Domani mattina

3 ottobre 2017

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Domani mattina

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domani mattina dimmi che cosa vuoi che io sia,

nel frattempo ci sarà una festa, si berranno molte
bottiglie di birra, molte pagine di vita, una
inaspettata esperienza, sarai ancora la stessa

per segnarmi domattina sul registro del destino?

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(2013)

Replay: Dacci oggi la parola

19 settembre 2017

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Dacci oggi la parola

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dacci oggi la parola, quella che trema, che punge,
che sorride, la parola che disegna, che diventa,

imbarazzata, devota, screanzata, penetrante,
imbarazzante, sonora, drammatica, esilarante,

la parola che diventa, dacci oggi la parola

nostra, che parli per noi

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(2013)

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