Replay: Cantare

13 giugno 2017

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Cantare

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bisogna cantare, stringere musica al desiderio,
torturare l’ossatura nebulosa dei dendriti,
rivoltandoli spietati l’uno sul cuneo dell’altro,
scaraventando catene di impulsi di colpo ciechi
contro catene di impulsi identicamente impossibili

proiettati dentro l’alveo, scatenati nei meandri
nebulosi del cervello, dove la musica insiste,
traccia, segna, marca, dove voi stessi siete per sempre

nel battito dell’adesso, nel panico del respiro

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(2014)

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Replay: Sospesi

30 maggio 2017

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Sospesi

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l’attimo di sospensione tende a durare l’intera
vita, il sentire si adegua ad essere ovattato, debole,

non c’è mai fretta, si avanza consapevoli di questa
menomazione, ma è parte di te, di me, trasformare

la tua anima sarebbe tradirla, meglio sostare
ancora e ancora nell’attimo, sospesi è meglio, non

si deve rendere conto agli altri

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(2014)

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Il mare è pieno di dei

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il mare è pieno di dei, eccessivi come elefanti
o fragili come spore, la sera piangono insieme

quando l’acqua resta immobile e traspare le montagne
dell’isola fatte rosse dal sole e al porto i semafori
porgono il verde alla vita di quegli umani che siamo
noi, ed estenuati loro ci guardano non avendo
mai dubbi, non comprendendo come quando appare il giallo
non sappiamo se fermare oppure no la nostra corsa
verso quel buio di cui noi non saremo mai sicuri,

così dolce appare loro l’incertezza, e la domanda
di relazione, che tutti e solo gli uomini conoscono

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(2014)

Replay: Medea

2 maggio 2017

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Medea

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adesso facciamo finta che il racconto ci presenti
un eroe mandato avanti per sfida, che raccoglie altri
uomini per navigare verso il mitico Ellesponto

e alcuni hanno nomi più fantastici del suo (ce n’è
uno che era un semidio, e scelse di essere mortale)

procedendo lungo i giorni le settimane le lune
che ritornano a schiarire acque sempre più perdute

sino alla grotta del drago addormentato dentro il sogno
(così odoroso di origano e cisto, di timo e salvia)
di Medea, Medea, Medea che lascia il palazzo del re

per fuggire con i ladri di cui già si è fatta complice
e con lui felice e ignaro che Medea sarà un domani

la sua tragedia, che gli offrirà da mangiare la carne
dei loro figli ma questa certo è una storia diversa

in cui l’eroe da leggenda si lascerà catturare
dalle arcaiche velleità del quotidiano, e non ha scampo

perché un uomo dentro al mito non riuscirà mai a capire
che il vero orrore sta qui, e non oltre il mare laggiù

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(2014)

Alla domanda Ma esiste Dio

28 ottobre 2016

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Alla domanda Ma esiste Dio

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alla domanda Ma esiste Dio il Buddha non risponde,
la domanda era sbagliata, ogni risposta convalida

l’errore sempre di più, il Buddha lo spiega ai discepoli
il giorno dopo, a Sarnath, dove rimane il ficus sotto

cui il Buddha insieme a loro sedeva, come se avesse il
Buddha letto Kant, e sono questi i miei pensieri sotto

l’abbraccio di quel medesimo albero sacro, il silenzio
solo le foglie lo increspano, quasi ad essere ancora

il suono della sua voce

 

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(2014)

Del resto, albeggia

1 aprile 2016

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Del resto, albeggia


del resto, albeggia, il filare interminabile dei pioppi
separa dall’orizzonte l’orizzonte introspettivo

che si radica nel dubbio, il sonno è un amico lontano
che non si può disturbare, è inevitabile che il giorno

definisca ora i pensieri, il sonno è un angolo staccato
della coscienza, si sparge sopra i fari ancora accesi
sull’asfalto il gesto umido di un ferroviere, un brivido

minuscolo e permanente agita i muscoli e la terra
che non riconosce limiti

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(2014)

Negli ululati

18 marzo 2016

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Negli ululati


nei scintillanti ululati del cuore, nelle impacciate
vene del dolore, in nome della morte e dell’amore,

si alimenta la tua vita interiore, geme il terribile
dissolutore di gesti e dei tuoi sensi e del rumore,

ma nelle docili grida d’amore, nelle intricate
città del dolore, in gloria del divino incerto amore,

si rammenda la ferita del cuore, tace l’ignobile
livellatore di sensi e dei tuoi gesti e del tuo cuore

che nel nome dell’amore del dolore e del fragore
dissolve il senso, i tuoi gesti non faranno più scalpore

 

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(2014)

La città che mi circonda

4 dicembre 2015

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La città che mi circonda


la città che mi circonda rimane fuori di me,
le sue pareti non sono le mie, siamo corpi a parte,

non compenetrati, siamo coloro che con sospetto
ancora si vanno reciprocamente sorvegliando

in attesa di convincersi che può valer la pena
abbandonarsi all’estraneo, la città che mi circonda

non mi avvolge, mi controlla, che con diffidenza guardo
ancora tutti i piaceri che le sue forme promettono,

e che con circospezione mi sforzo di avvicinarli,
e che solo dubitando la guardo davvero là

dove lei vorrebbe farsi guardare, troppo pericolo
nella promiscuità, troppe attrazioni apparenti nella

frenesia della città che circonda il mio corpo ancora
segnato da inopportune negli anni frequentazioni

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(2014)

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Ulisse era un uomo, Achille un semidio


Ulisse era un uomo, Achille un semidio, Ulisse non
morì, scese vivo agli Inferi, e vi ritornò nel maelstrom
quasi al rovescio del mondo, Achille perì troppo giovane
grazie alla freccia di Paride, guidata dal dio, forse
geloso della sua sorte come tutti, mentre Ulisse
poté ritornare a casa e poi se ne andò perché, uomo,
il mondo gli si era fatto minuscolo e gli stringeva
la testa e nemmeno il caldo delle cosce di Penelope
poteva sciogliergli il nodo

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(2014)

La grotta

6 novembre 2015

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La grotta


la grotta era grande come il sesso di Venere, il mare
vi entrava filtrando dalle rocce di un’antica frana,

ci si poteva nuotare, nella paura del buio
e del riflesso imprevisto dei rumori delle onde

sui sassi, nelle sue parti profonde si era nel ventre
di un antico dio, benigno forse, forse non più vivo

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(2014)

Fossero solo parole

11 settembre 2015

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Fossero solo parole


fossero solo parole quelle che scrivo nei versi
sugli schermi del computer, fossero solo diversi

modi per formalizzare gli ondeggiamenti perversi
del senso, fossero solo tracce di cuori dispersi

in un viluppo invincibile di intestinali universi
del dolore o del piacere, fossero nomi riemersi
dalla palude dei visceri inconsci, fossero versi

che ti parlano, che dicono proprio a te quel messaggio

che altrimenti a te nessuno direbbe, fossero versi
chiari, piani, di parole, non accenni controversi

di sentimenti indistinti, non sentimenti dissolti
nel lago del ritmo, colti vagamente di passaggio

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(2014)

Cantare

10 ottobre 2014

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Cantare

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bisogna cantare, stringere musica al desiderio,
torturare l’ossatura nebulosa dei dendriti,
rivoltandoli spietati l’uno sul cuneo dell’altro,
scaraventando catene di impulsi di colpo ciechi
contro catene di impulsi identicamente impossibili

proiettati dentro l’alveo, scatenati nei meandri
nebulosi del cervello, dove la musica insiste,
traccia, segna, marca, dove voi stessi siete per sempre

nel battito dell’adesso, nel panico del respiro

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(2014)

Sospesi

26 settembre 2014

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Sospesi

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l’attimo di sospensione tende a durare l’intera
vita, il sentire si adegua ad essere ovattato, debole,

non c’è mai fretta, si avanza consapevoli di questa
menomazione, ma è parte di te, di me, trasformare

la tua anima sarebbe tradirla, meglio sostare
ancora e ancora nell’attimo, sospesi è meglio, non

si deve rendere conto agli altri

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(2014)

Il mare è pieno di dei

12 settembre 2014

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Il mare è pieno di dei

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il mare è pieno di dei, eccessivi come elefanti
o fragili come spore, la sera piangono insieme

quando l’acqua resta immobile e traspare le montagne
dell’isola fatte rosse dal sole e al porto i semafori
porgono il verde alla vita di quegli umani che siamo
noi, ed estenuati loro ci guardano non avendo
mai dubbi, non comprendendo come quando appare il giallo
non sappiamo se fermare oppure no la nostra corsa
verso quel buio di cui noi non saremo mai sicuri,

così dolce appare loro l’incertezza, e la domanda
di relazione, che tutti e solo gli uomini conoscono

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(2014)

Medea

29 agosto 2014

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Medea

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adesso facciamo finta che il racconto ci presenti
un eroe mandato avanti per sfida, che raccoglie altri
uomini per navigare verso il mitico Ellesponto

e alcuni hanno nomi più fantastici del suo (ce n’è
uno che era un semidio, e scelse di essere mortale)

procedendo lungo i giorni le settimane le lune
che ritornano a schiarire acque sempre più perdute

sino alla grotta del drago addormentato dentro il sogno
(così odoroso di origano e cisto, di timo e salvia)
di Medea, Medea, Medea che lascia il palazzo del re

per fuggire con i ladri di cui già si è fatta complice
e con lui felice e ignaro che Medea sarà un domani

la sua tragedia, che gli offrirà da mangiare la carne
dei loro figli ma questa certo è una storia diversa

in cui l’eroe da leggenda si lascerà catturare
dalle arcaiche velleità del quotidiano, e non ha scampo

perché un uomo dentro al mito non riuscirà mai a capire
che il vero orrore sta qui, e non oltre il mare laggiù

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(2014)

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