campo verde che si stende
(2015)

Da Distonia, Kurumuny, 2018

 

Replay: Del, dal

5 gennaio 2020

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Del, dal


dimentichiamoci gli altri, disassociamoci dal
mondo, ma divincolandoci asseriamo il corpo del
trepido disassestato cuore, casa oscura del

dolore, dispossessato fervore, dimentichiamoci
i neri universi del cuore, le colonne del dolore,
del cuore, disassociamoci dagli universi neri,
da tutti i neri spaventi, dal disassesto degli altri,

dal dispossesso fervente, dal cuore, dal cuore, dal

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(2015)

Il volo

3 gennaio 2020

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Il volo

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volo verso l’ulteriore l’indecidibile notte
la proiezione del male retroversione del nulla
palpitazione di sogno volo verso la visione

dell’assenza di visione l’indecifrabile nulla
la vivisezione vivida del vuoto, la frazione
truccata del tempo, volo verso il vuoto, la vertigine

del vuoto, l’indecidibile notte, vuoto, buco, buio

 

 

 

 

 

 

 

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(2015)

Replay: Varie ore

22 dicembre 2019

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Varie ore


staremo qui varie ore, occhieggiando le donne che

passano attorno si siedono consumano rispondono
a messaggi si distraggono si annunciano a lontani

altri, per dimenticare o meglio non dimenticare
che va ingannato il tuo tempo e che resteremo qui varie

ore, dimenticando le donne che passano passano
scompaiono si dissolvono solo si sederebbero
consumerebbero voci di fidanzati lontani

risponderebbero a nomi improbabilmente difficili
esotici astratti, quasi si rivelassero falsi
a qualche altra improbabile indagine da condursi

non qui, non qui, dove stiamo da ore, mentre le donne
passano passano passano, e resta il tempo, permane
la nostra dilazionata ossessione, occhieggiando le

parole parole insistono, passano nel rispondere
a messaggi di messaggi lontani, di voci vacue,

di femmine astratte e tristi, passanti di varie ore,
tavolini inconcludenti, digressione che non termina

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(2015)

Ho ricordato

29 novembre 2019

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Ho ricordato

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ho ricordato il sapore della morte, dimenticato
il flusso per un momento delle ricorrenze che

ce ne tengono lontani, mi sono immerso nel gusto
amaro del tuo morire, acido dei corridoi

dalle luci bianche, aspro ma mellifluo, scivolare
della vita dalla vita a questo altro scivolare,

al miele dell’aspro nulla, al compianto del tuo silenzio,
sapore che sale dentro, amaro d’arterie, di esofagi,

flussi e riflussi del giorno esiliato dalle finestre
al giardino dell’inverno cui si apparterrebbe solo
che lo potessimo fare, mentre il sapore il sapore

il sapore lo ricopre a sua volta, dimenticato
il fluire naturale degli affetti, dei tuoi gesti

di ieri

 

 

 

 

 

 

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(2015)

Replay: Ai semafori tristi

27 ottobre 2019

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Ai semafori tristi


onde leggere di ombre di nuvole trascorrono
l’invaso del lago asciutto, onde pallide di sale,
pallido vento, rincorrono altre folate in silenzio,

guarda le nuvole come vanno, guarda la città
com’è rimasta un altrove staccato, un’altra mostruosa
chimera, guarda le ombre leggere di nuvole, onde

sul lago bruciato, guarda che noi non siamo mai qui,
nuvole di sale nelle strade ai semafori tristi
della pioggia tra le case

 

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(2015)

Dove sarà

18 ottobre 2019

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Dove sarà

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davvero è solo un dettaglio, davvero appare così
dolce l’acqua che non credi all’illusione dei sensi,

davvero sei qui, per quanto improbabile possa essere,
davvero sta succedendo, scorrendo, posizionando

altrimenti la banale irrequietezza dei tuoi giorni,
solo una serie di ometti di sassi conduce qui,

la grotta sotto il livello dell’acqua è azzurra di mare
dell’altro lato, saranno le quattro, forse, c’è appena

una carezza di vento, quando la notte verrà
dove sarà la tua pena?

 

 

 

 

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(2015)

Replay: La luce scende

13 ottobre 2019

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La luce scende


la luce scende, la sera si dissolve come miele
colato dal cucchiaino nella tazza del te caldo

e penetra dappertutto, anche nell’autobus stracolmo
che ci riconduce a casa, le cui lampade già accese

piangeranno gloria ottusa sugli attardati del buio,
gli irriducibili cronici dell’ora troppo piccola,

del vino e dei vecchi amici, quelli che magari poi
ti accompagnassero con la loro macchina, perché

non s’ha da chiedere nulla a nessuno, ed è forte chi
riesce veramente a farlo

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(2015)

Dimenticata dall’acqua

4 ottobre 2019

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Dimenticata dall’acqua

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a piangere nel reticolo del giorno, del polveroso
disperdersi del dolore, a ritrovare dissonanze
perdute, disperse, morte ai sensi dall’accumularsi

di abitudini analgesiche, a piangere dentro la luce
del dolore dentro il cielo, dentro il duodeno del sole,

nello spasimo del male, nel bruciare della terra
dimenticata dall’acqua

 

 

 

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(2015)

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Campo verde che si stende


campo verde che si stende e corre sino a lontano
lontano lontano campo che si stende e incontra laggiù
una strada che si stende e corre sino a lontano

ancora più e più lontano e incontra il cielo che si stende
e mi incontra allontanato da me alienato da me
un altro io che io sono campo verde che mi stende

io nel campo delle cose lontano lontano che incontra
forse me

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(2015)

Di un angelo

20 settembre 2019

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Di un angelo

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è l’immagine di un angelo non quello che si precipita
giù dai cieli con le ali da drago bensì l’altro

sterminatore dell’Eden luminoso con la spada
che ci sta davanti entrando nel buio della navata
duecentesca buio anch’esso e tutto di legno scuro

quasi eroso dalle acque di un diluvio improbabile
ma ugualmente spaventoso ad ambiguamente accoglierci

nella sua alterità arcana con la sua tromba di legno
scuro dentro il suo profondo essere immagine a sua volta
del numinoso di mezzo quasi che il caldo di giugno

là fuori potesse fare davvero appello alla materia
secca e vera quella calda che a toccarla ci brucia
quasi come la sua mistica lama

 

 

 

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(2015)

Di corsa

6 settembre 2019

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Di corsa

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di corsa! mancano pochi minuti, mancano pochi
invisibili dettagli di contemporaneità

prima che il tempo rimetta a noi i nostri debiti, come
li rimetteremmo noi se potessimo al divagare

del tempo stesso, al dilagare del nostro movimento,
del nostro esserci, essere nel flusso che si sta

che sta sull’irragionevole punto lì per interrompersi
per rompersi per cadere fuori del nostro discorso

termina il tempo concesso, termina il concepimento
di tutto il tempo, di tutto il senso che siamo capaci

che siamo stati capaci di filare

 

 

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(2015)

Replay: Feroce

1 settembre 2019

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Feroce


le foreste della notte ci hanno travolti del tutto
bruciando brillando siamo quelli che vanno a sognare
senza gravi simmetrie e senza lance di lacrime

senza torcere le viscere di nessun cuore violento
di nessun cuore violato quando il tuo cuore ha iniziato
a battere quale trepida mano quale terribile
piede quale mia illusione di passione perfezione
di morte di imperscrutabile splendore quale altra

vicissitudine estrema può richiamarci al modello
arcaico astruso, feroce

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(2015)

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Contando le sillabe


aderiscono le stringhe alla pelle dei tuoi piedi,
la cosa è sexy, davvero, ma in viso non riesco a vederti,

vedo le unghie laccate d’azzurro, il gesticolare
divertito con le amiche, la pelle già nuda del
polpaccio, azzardo estivo, ma pallido, il crocchio

dei capelli tiratissimi dietro la testa, poi
ecco che appare il profilo, per un attimo, e poi
ancora e ancora, ti infili gli orecchini, ti illumini,

ti sto spiando sul treno, sono quello, dietro di te,
tutto intento a scribacchiare, serio, contando le sillabe

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(2015)

Replay: Avendo sognato

23 giugno 2019

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Avendo sognato

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avendo sognato un’altra, nella cui profondità
s’immergeva il mio adorato alter ego, avendone avuto

delicata sensazione di risveglio, non soltanto
dall’occasionale sonno notturno ma dal sentirsi

dimenticati dal vivere, avendo sognato di
non sognare, di provare una profondità del tutto

antica, nuova, lasciata quella volta in fondo a un angolo
a ricoprirsi di polvere, eppure non rimanendo

scossi a sufficienza per dichiarare guerra alle cose
nel loro solido regno

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(2015)

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