Replay: Vi dirò tutto

21 aprile 2019

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Vi dirò tutto

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dirò di tutti gli echi che stanno tra te e me
che mi percorrono e mi attraversano ancora
quasi fossi una corda
che tutta risuona
che impara di non essere sola
e che siamo in tanti
quando siamo felici

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(2004)

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sfumare nel buio era quello che le canzoni facevano
nei quarantacinque giri anni Sessanta per concludere

sino a quando il clac del braccio che si alzava e ritornava
sanciva da fuori la consumata separazione

era un modo facile per non finire e rimaneva
là da qualche parte nel buio la musica per sempre

ripetendo il suo profumato ritornello, così
nello stesso modo insistono gli amori a morire

 

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(2019)

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il campo nell’oro del sole che se ne va e tu
che restavi ancora luminosa, le nostre parole

mentre attraversavano l’aria ancora bagnata dalla
pioggia, c’era un cane oscuro tra noi, quasi un po’ un presagio
di cose difficili, i canali troppo rettilinei

della tua pianura mi pungevano l’anima come
le voci che portano il sapore della fine

 

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(2019)

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Sotto questa riva

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sotto questa riva verde c’è una china d’insondabili
gesti, di sorrisi lenti, vaghi, un abisso che scende
sotto l’ansia dello sguardo, sotto la lente del giorno,

dove le parole dormono, scontente della loro
inessenza, dove noi passiamo attraverso le forche
feroci della memoria e del rimpianto, dove il senso

si è perso, dove non parlano i gesti, e i sorrisi sono
troppo stancamente ambigui, e la luce sembra un riflusso
d’acqua tra i sassi, stordita

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(2013)

Comics

12 aprile 2019

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Comics

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dentro lo spazio ristretto di un balloon ecco che i miei
pensieri si definiscono a vantaggio di un universo
di lettori che ricercano la propria verità

nelle linee definite da un pennino diligente
ma scarno, senza colori, che il mondo non ne ha bisogno
e la verità è sempre un prodotto dell’astrazione

 

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(2016)

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si stacca dal muro l’orologio, è l’ora che è rimasta
senza ora, fugge tutto nell’aria, è disceso proprio

in questo momento il mito, l’ora è rimasta nell’aria,

si è staccato il mito dall’anima, adesso, proprio adesso
ci guarda, di carne, di terra, di tempo

 

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(2019)

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Trame
(Madrigale dell’amarezza)

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riannodiamo dei fili sdruciti, brandelli
di vita comune, da ogni vincolo sciolti,
che sbattono contro di noi, contro
la delicata nostra
periferia del cuore, ora affannato, incostante,
reso irrequieto dall’insistere dei colpi,
delle voci che lo affollano la notte
quando il silenzio rende vivido il dolore
e i fili si ricompongono
in un cilicio di separazione,
in questo allontanarsi, estremo,
di tutti i sensi dal mondo
e da te

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(2005)

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non so cosa dire, la giornata ha toccato il suo apice
e poi si è slacciata in convoluzioni malcerte, adesso

agonizza, lascia un’offerta di attese, io dispongo
tutto il mio silenzio sulle piastrelle di un desiderio

che la notte nutre come se fosse il nostro bambino,
la giornata lascia schegge di presenze tutto attorno

a me, io dispongo il mio silenzio nelle pause delle
tue riapparizioni

 

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(2019)

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non siamo riusciti, è facile dirlo, non siamo stati
capaci di vincere, suona un po’ peggio, abbiamo perso

tutto, abbiamo perso la vita che dovevamo vivere
insieme, magari, adesso siamo spezzettati nelle

strade, un occhio qui, uno straccio cardiaco laggiù in fondo
e le labbra sotto la cenere, non siamo riusciti

insomma, restiamo come chi corre verso un traguardo
e quello non c’è

 

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(2019)

Replay: Meltemi

31 marzo 2019

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Meltemi

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ai mirti nel basso il mistero del sole impone
una gioia ostinata, dove le cicale incoronano
di grida acute il dio che discende, nuovo,
antico a questo mondo vuoto di ambrosie

sul monte del profeta Elia un fremito rivela
l’ansia d’altri dei imminenti, dove la spada
del fuoco ha lasciato sul dorso delle rocce bianche
una lunga e diseguale striscia nera

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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come decadendo insieme, come parlandosi invano
cercandosi sentendosi altrove, come deludendosi

ripetutamente, dandosi per persi, come persi
dispersi nel percorrersi del tempo, dentro lo spasimo

del momento, rivedendosi come non ripotremmo
essere, riraccontandosi così belli, così

veri interi nuovi, come ripercorrendosi invano,
come piangendo nel tempo il domani, il passato, come

decadendo mutuamente allo sguardo, come pian piano
non sopportandosi più

 

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(2015)

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se cadono i denti vuol dire che in fin dei conti
quello che doveva accadere continua ad accadere

e noi siamo in linea col tempo, né troppo avanti né

troppo indietro, cadono come per sbaglio, si separano
dal corpo, sanciscono il taglio dell’ora

 

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(2019)

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di sere con la luce del sole per traverso
e il vento che del grano fa un mare
verde, che scorre
attraverso il mio sguardo
irretito, abbagliato
dall’evento irreale, sfuggente
dall’ora nel sole che va via
che già
non è più sopra l’erba nel ronzio
che mi assorda le orecchie
del tempo
che non mi aspetta mai

 

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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e poi di che cosa parliamo? è strano vedere tutti
che cercano tutti per dire che niente c’è da dire
eccetto le cose che tutti dicono sempre a tutti

così strano rendere tutti partecipi di questo
vuoto che ci sembra vagamente pieno di qualcosa

che non si capisce bene cos’è salvo che ci è chiaro
che non dice niente e che non è niente è strano vedere

che cercano tutti di urlare che non è proprio niente
e che le parole non dicono niente perché quello
per cui ci cerchiamo è solamente voce che risuona

 

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(2019)

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(a Bronislawa Wajs, detta Papusza)

nero padre, padre che uccidi, padre che liberi, padre
che sei senza luce, padre nostro, che noi non amiamo,
che noi non possiamo che amare, nero padre, che liberi,
che uccidi, che sei quello che noi saremo, che ci uccide
e ci porta altrove, la casa è sempre altrove, mio padre

 

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(2019)

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