Altri piedi

18 gennaio 2019

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Altri piedi

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altri piedi, adesso, chiusi dentro ballerine informi,
nere, un poco scolorite sulla punta, come il corpo
che le indossa, che ha pagato il suo debito all’emporio
del tempo, del resto piove, pioverà tutto il mattino,
il sole nero imperversa, non si incontra nessuno

 

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(2015)

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Replay: Gonna

15 gennaio 2019

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Gonna


su quella gonna che oscilla le parole non esprimono
nessun potere, si fermano lì, sotto l’orlo lieve
e il suo discorso di onde vaghe, il suo stagliarsi instabile
contro il fondo indifferente, il suo suggerire incalzante
alle parole di smetterla, che è un altro campo quello,
e che nemmeno lo sguardo può sperare di risolvere
tutta l’infelicità del protendersi dentro l’alveo
ispido del desiderio, arrestandosi lì, all’attimo
in cui la porta si apre, l’oscillazione si chiude
nell’ombra di là, lo sguardo insiste ancora un poco, poi
dimentica, divagando, divergendo, desolato

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(2012)

Conto che

11 gennaio 2019

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Conto che

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conto che la nitidezza dello sguardo nella luce
del tramonto mi permetta di vedere quello che
il tremolare dell’aria nella piena del calore

mi ha sino adesso nascosto, conto che la pulizia
della luce nello sguardo della sera mi riveli
il progetto di me stesso proiettato nelle cose

l’oggettivazione della nostalgia delle altre vite
altrimenti inconfessabile

 

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(2016)

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la madre del matto faceva la puttana

quando lui la uccideva, nei suoi sogni più cupi
il sangue che scorreva era il suo
vischioso e denso
e se lei gridava
non gli pareva fosse per dolore, né per paura,
________che lei, tutti quelli che la volevano
________la potevano avere, e lui no
________né lei né nessun’altra
________né nessun’altra né lei

con me il matto era gentile, innocente
come lo era con tutti
gli incidenti della notte non sembravano lasciare
nessuna traccia nei suoi occhi mansueti
nemmeno un lamento veniva a galla
attraverso la scorza dura del giorno
e del suo attaccamento alla vita

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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Un gradino dopo l’altro

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un gradino dopo l’altro, quanto scendono nel fondo?
l’anima rimane a galla, l’acqua è verde, grigia, torbida,
l’acqua dell’anima è diafana, dicono, si può solo
immaginare che cosa nascerà da questo incontro,
un gradino dopo l’altro, i corpi raccontano storie
che l’anima non conosce, sono scuri, pieni, vivi

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(2013)

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nel mezzo della notte, quando sentivamo
arrivare e spegnersi la moto, persino se la strada
era una lastra di ghiaccio e le montagne intorno
risplendevano di neve,
sapevamo che era lui, il matto, che veniva
a cercare illusioni nelle vite altrui

se ci fossimo alzati, nel buio
avremmo visto gli scuri aprirsi alla finestra
piano, per non svegliar nessuno,
e una forma incappucciata spiare dentro,
silenziosa, a lungo,
con la luce di un calore vagheggiato
accesa negli occhi

restavamo a letto, ovviamente, invece,
consapevoli di quello sguardo
affamato di una vita
che negli altri soltanto
gli era reale

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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c’è questa lucertola, emergono dalla sabbia i resti
di una chiglia, sotto i cespugli, il mare color nocciola
lancia onde nere contro scogli neri contro sole,

adesso si muove, poco, respira, diffida, sabbia
appena un po’ tiepida nella mattinata di ottobre
col rombo del mare contro, col sole del mare contro,

con tutta la vita che aspetta che questa sospensione
trascorra, rinunci ai suoi sollievi raccattati, contro

il sole del mare nero scommettiamo le monete,
tre, per bocca, come un purgante

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(2018)

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eri mio zio, il matto, fratello della nonna,
quello che da bimbo fece la meningite
e poi, non fu mai più normale,
ti guardavo, scuro di pelle, magro,
pieno di rughe, perso nelle tue
incomprensibili, fascinose
elucubrazioni
profondo e inumano
vicino e remoto,
quando, al funerale del nonno,
ripetevi senza fine, piangendo poi,
“il prossimo tocca a me il prossimo
tocca a me il prossimo…”
e non eri lontano dal vero,
zio Bruno, sepolto ormai dal tempo

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Tutti conversano

21 dicembre 2018

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Tutti conversano

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tutti conversano, l’isola del dipinto dei morti
appare e svanisce a destra, non è proprio lei, lo so,

è solamente una macchia di cipressi scuri sulla
riva delle acque immobili del lago, ormai scomparsa

da minuti, da minuti, mentre il treno scorre più
fluido dell’accidentata composizione di queste
macchie di parole, che vorrebbero dire del lago
che è già scomparso da tempo che il desiderio di chi

scrive gli è rimasto appeso, ma il treno ha corso, ma il tempo
ha corso, e le sue parole sono solo agganci limpidi

al pensiero di domani, quello che è sempre capace
di riassumerci felici, anche quando non è il caso

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(2013)

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e quella vita furiosa, che agita
il corpo dimenticato da giorni
del porcospino sotto l’armadio in veranda
che ci ha costretto a infruttuose ricerche
– quell’odore, quell’odore da dove proviene? –
quella vita che fa fremere le spine
da sotto la pelle, che agita
di piccolo orrore la nostra vista, che si mostra
come una minuscola frenetica bolgia,
quella vita che non è sua e nemmeno
assomiglia alla nostra
per questo rimane
incrostata in noi

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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del resto, l’estate è sostanzialmente arrivata a termine,
sulla spiaggia siamo rimasti davvero in pochi, viene
notte troppo presto, a dormire ci vuole il panno, non

si sentono più la mattina quando si dorme troppo
voci di bambini, sono tutti a scuola, d’altra parte
l’estate è arrivata troppo oltre, qualcosa ci sta

sconvolgendo, sulla spiaggia oggi tolgono gli ombrelloni
perché non c’è più nessun vero sole da cui nascondersi,
viene troppa notte, non sappiamo più dormire, non

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(2018)

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è tra le linee della veneziana che
vedo le parole della pioggia
agitare le foglie dell’aucuba
renderle tremule e ancora
più verdi e più chiazzate

incerto è il messaggio come
il messaggero
un desiderio soltanto forse
forse un timore
che mi racconti metafore remote
parole d’altre lingue che non so

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

Tutta la notte riluce

7 dicembre 2018

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Tutta la notte riluce

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tutta la notte riluce
la passeggera del mare

signora di ninfe eterne
cavallo di quiete nubi
solca tutti i cieli e va

si nasconde dentro il rosso
del suo sangue che coagula

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(2013)

Replay: Sogno

4 dicembre 2018

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Sogno


cosa vuole questo sogno indecente questo racconto
che non si può raccontare questo ineffabile fare
che rimane un suggerire stili di fuga impossibili
e alternative impensabili questo fremito acuto
ai miei sensi alla mia vita prigioniera alla paura
di rompere l’incantesimo che ci sostiene a galla
cosa vuole questo vivido intrecciare inopportuni
sguardi nel posto sbagliato nel sogno che non va detto
a cosa serve sognare quel dialogo inconfessabile
se il rischio è precipitare in un baratro più vorace

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(2012)

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rimane nel gioco il silenzio, se ci guardiamo adesso
è forse per fingere l’imbarazzo del desiderare

perché il desiderio chiama desiderio e forse il tuo
richiamerà il mio, del resto anche il silenzio nel mondo

domanda di essere rotto e pure il vuoto d’amore

pretende un pieno, qualunque sia, le parole devono
rimanere fuori da questo travaso di vita

 

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(2018)

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