.

.

.

.

.

.

dilapida gli odori il vento forte
che avvolge il tuo corpo e subito lontano
scarmiglia ancora odori nei cespugli

lontani e vicini
(noi)
(uniti)
(separati)
l’aria scompone
la quotidiana sintassi degli olfatti

tra noi insinuando
un brivido di assenza
…….e il tormento – sublime –
…….dell’altrove

.

.

.

.

.

.

.

.


Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

.

.

.

.

.

.

questo sesso generico in cui affondo
il mio specifico cazzo
senza volto figura persona
fatto di arcaico sollievo
rettile buio che si distende
per interiori e lunghissime ere
di altrovi animali
non è il tuo sebbene ti appartenga

ti identifica un vezzo
di colpo
un dettaglio
poi riappare il profilo degli occhi
il naso affilato
le labbra
che affrontano le mie

.

.

.

.

.

.

.

.


Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

.

.

.

.

.

.

Sei diventata reale, poi?
hai iniziato a definire i confini
di uno spazio solamente tuo?
……non mio, fuori da me, estraneo
sei diventata quotidiana
estenuante, ripetuta allo spasimo?
……la negazione della tua
……della nostra poesia

talvolta, forse
una linea serpeggiante di dolcezza
traccia un sentiero sottile tra gli scogli
e arriva a me
……………….riportandoti qui intatta
come vera
nuova

.

.

.

.

.

.

.

.


Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

.

.

.

.

Un gioco di finestre


è quando il mondo è un gioco di riflessi,
quando si apre lassù, sul muro una finestra
nel cui vetro si riflette un tetto e una grondaia e
una finestra ancora, dentro al cui vetro si riflette il cielo

corre, lo sguardo, a quell’estremo
rettangolo d’azzurro, rimando
di un rimando, come se un segreto
straordinario si celasse
in quella seconda riflessione

come se avessimo
dentro una stanza l’altra, e dentro a questa
il cielo, e l’infinito
nell’altro dentro a noi

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2008)

.

.

.

.

Nelle linee che fanno la pianura


nelle linee che fanno la pianura
voglio trovare le linee del mio cuore
voglio trovare le tracce del dolore
le linee nere della mia paura

e descrivere un tratto di avventura
che ci redima dal nostro torpore,
lungo le linee taglienti del cuore
un’ansia fredda, spaventata e dura

non so se posso o voglio ritrovare
qualche me stesso antico, perso un giorno
all’ingresso del nitido orizzonte

la linea più decisa che di fronte
sancisce ogni destino tutt’intorno
qualunque sia lo slancio da incontrare

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2008)

.

.

.

.

Signora delle Centrali Nucleari


Signora delle Centrali Nucleari, Quelle che Qui Attorno Non Ci Sono,
quasi non oso nominarti, quasi che nominandoti si materializzi
il tuo ciclo mostruoso, il tuo mestruo invisibile sparso
lungo i canali la sera, tra zanzare e le rane e i canneti,
quasi a tacere un’altra storia, quella che non voglio sentire,
quella che porta una morte che dura, più di tutta la storia,
quella che uccide sottile, e non è stato nessuno,
quella che esportare si può, e va a finire lontano, dove
per ventimila centomila un milione di anni potranno
passare soltanto alieni dalla tuta di piombo

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2012)

Contando le sillabe

3 luglio 2015

.

.

.

.

Contando le sillabe


aderiscono le stringhe alla pelle dei tuoi piedi,
la cosa è sexy, davvero, ma in viso non riesco a vederti,

vedo le unghie laccate d’azzurro, il gesticolare
divertito con le amiche, la pelle già nuda del
polpaccio, azzardo estivo, ma pallido, il crocchio

dei capelli tiratissimi dietro la testa, poi
ecco che appare il profilo, per un attimo, e poi
ancora e ancora, ti infili gli orecchini, ti illumini,

ti sto spiando sul treno, sono quello, dietro di te,
tutto intento a scribacchiare, serio, contando le sillabe

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2015)

Replay: Ostriche

30 giugno 2015

.

.

.

.

Ostriche


servono una fiamminga straripante
di scaglie incrostate di mare

le apriamo con ingegno a rivelare
un sesso grigio, acquoso, tremulo,
che il limone agita di un fremito
mortale, per poi inghiottire
in un sorso soltanto la canzone
di madreperla fresca
e spuma e flutti e sale

allagando la bocca
di un ansimo di eccitazione
soffice e acerba

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2006)

.

.

.

.

La guerra era lontana – Bombardano

 

bagliori fulvi dietro la curva della
collina in alto sconvolsero il tuo mondo,
la tua nicchia quieta di lavoro, affetti

.
come fossi tu una talpa d’improvviso, braccata
da un muso ansante dentro il suo stesso nido
di colpo reso un buco, un richiamo acuto, vivido,
per lo sguardo accidentale della morte

(e fu terrore, ghiaccio, spavento buio
a travolgere il tuo sguardo,
il tuo respiro)

così corresti all’ignoto, dove quasi ti apparve amico
l’affanno,
……………….sino a quel luogo in cui,
nell’alveo tragico del batticuore,
persa la stima di te, persa ogni via,
perdesti te stessa pure, e non sentisti
quando la vita ti si fece fragile, e
quando improvviso
l’alito freddo delle stelle
ti prese

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2007)

.

.

.

.

Signora delle Autostrade


Signora delle Autostrade, come occultare l’angoscia sottile
dei centoquaranta, nel sorpasso del camion che ti stringe
al guardrail alla tua sinistra, e al tuo futuro per qualche attimo
stretto come quella via, e poi di colpo riaperto, libero
come la carreggiata liscia a tre corsie, promessa d’irreprimibile
emozione di vento sulle tue pareti esterne, nel sempre sottile
e torvo e vago sentirsi consapevoli della non impossibilità
dello schianto improvviso, dello stridore delle gomme, dell’esplosione
beneaugurale dell’airbag, della testa che sbatte, del tutto che vola nell’abitacolo
come nei film dove la fine al rallentatore
è una magica sospensione nel vuoto di piccoli oggetti, un elegante
inarcarsi del corpo, un fiore lento di cristalli che dilagano
proprio attorno alla fronte che lo attraversa

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2012)

Avendo sognato

19 giugno 2015

.

.

.

Avendo sognato

.


avendo sognato un’altra, nella cui profondità
s’immergeva il mio adorato alter ego, avendone avuto

delicata sensazione di risveglio, non soltanto
dall’occasionale sonno notturno ma dal sentirsi

dimenticati dal vivere, avendo sognato di
non sognare, di provare una profondità del tutto

antica, nuova, lasciata quella volta in fondo a un angolo
a ricoprirsi di polvere, eppure non rimanendo

scossi a sufficienza per dichiarare guerra alle cose
nel loro solido regno

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2015)

Replay: Appeso

16 giugno 2015

.

.

.

.

Appeso


è come lo sapessimo: il passato
non può restare appeso a un vecchio banco
di scuola, nemmeno se gettato dietro casa,
sotto un muro bianco e cieco, luminoso
di sole ininterrotto, nemmeno
se altri oggetti disusati l’accompagnano,
nemmeno quando questa cosa poi
ci grida dentro, ci fa tremare
d’improvvisa nostalgia, di scintille
d’infanzia, vecchie voci
perdute in un mattino quando il sole
filtrava dalle imposte sui compagni
divagati, quando la luce, viva,
era sempre quella del domani
.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2008)

Fragile

12 giugno 2015

.

.

.

Fragile

.


la nostra storia è un cristallo fragile di luna
capace d’incendiarsi e di risplendere
o di farsi freddo e oscuro e triste
o di bruciare come il ghiaccio sulla pelle
o di essere dolce ed incantato e mite
o di cantarsi leggenda nella notte
o di stare lassù, quieto e lontano
nel suo mondo di stelle

cambiando sempre
nel non mutare mai

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2007)

.

.

.

.

Il cimitero ebraico


bisogna guardare, non importa
che l’antico cimitero ebraico
di una città sbagliata dell’India
poco ci proponga da vedere,
si deve guardare per potere
immaginare, occorre osservare
l’erba che è cresciuta e le scrostate
pareti di tombe mai così
fuori posto, tracce di quel viaggio
fuori misura diretto a un mondo
di fortuna aliena, dove solo
forse si potesse mai decidere
che quel luogo ora è il tuo, porta i morti
della tua gente, accoglie nell’erba
la tua eterna adesione all’altrove,
i tuoi occhi nel muro ammuffito

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
(2009)

Tutti sono vivi

5 giugno 2015

.

.

.

Tutti sono vivi

.


del resto, ecco che ritornano alla base senza aver
concluso nulla, è una guerra, questa, che non si combatte

con le armi che devastano i corpi, non c’è sangue, non
ci sono trippe ostentate orrendamente nel silenzio

incredulo, tutti sono sani, vivi, belli, c’è persino
qualcuno qui che sorride, si va al bar, eppure…

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.
.

(2015)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.182 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: