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I mercanti nel tempio


festoni di fiori festoni di merci
un impasto imprevedibile di sacro
e quotidiano un frenetico accalcarsi
di asciugamani e altorilievi con démoni
e tovaglie tappeti tessuti tiranti
e architravi e capitelli di antichissima
confezione sul lavoro monocorde
di rammendatori sarti stiratori
sotto il brusio delle dispute per vendere
sotto il broncio silenzioso dei soffitti
dove ancora si consuma una tensione
immutabile e simbolica ignorata
dalla vita che conta, che ti dà il resto

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(2009)

Feroce

28 agosto 2015

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Feroce


le foreste della notte ci hanno travolti del tutto
bruciando brillando siamo quelli che vanno a sognare
senza gravi simmetrie e senza lance di lacrime

senza torcere le viscere di nessun cuore violento
di nessun cuore violato quando il tuo cuore ha iniziato
a battere quale trucida mano quale terribile
piede quale mia illusione di passione perfezione
di morte di imperscrutabile splendore quale altra

vicissitudine estrema può richiamarci al modello
arcaico astruso, feroce

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(2015)

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Non sei quasi riuscito


e non sei quasi riuscito a parlare, a dire che, nel
non aver niente da dire, c’è una voce nelle mani
che saprebbe dialogare in una lingua proibita,
la lingua del sesso scemo, quello che non si conosce
niente dell’altro, nessun indizio per pensare di
conoscersi, il sesso che è solo sesso, che non si può
dire, solo fare, solo cavare direttamente
dal gemito pervertito di ciò che si consumava
quando guardavi con occhi gentili, senza saper
quasi parlare, serrato nel dolore dello sguardo

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(2012)

Paesaggi

21 agosto 2015

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Paesaggi


se mi inventassi i paesaggi
trasalirei pensando
ai ritmi biondi e verdi,
a quell’ombra sul fondo
che rende assorta
la luce in primo piano,
ai tracciati ondivaghi
di campi chiari
dai margini marcati
di alberi più bui,
a quella sola
esterrefatta abitazione
immersa nel pensiero
vegetale, terrestre,
del mio Appennino

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(2008)

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tocco i tuoi seni mentre ancora
il tuo corpo mi avvolge bisbigliando
parole a metà
……………..o sgocciolii quasi
come se il senso non potesse più reggere
questo assalto dei sensi questa
orgogliosa gioia materiale (le tue mani
sono già insieme alle mie
premute
strette)

e le labbra si inseguono veloci in un
trepido affannato
rituale di passione
…….almeno per oggi senza fine

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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sotto la curva del tuo culo
ancora bello, a dispetto
delle estati trascorse,
la mia mano immagina carezze
un po’ ossessive, e il resto che viene
scontata conseguenza

impossibile evitare
l’indugio dell’occhio, il pensiero
che ondeggia verso
l’ossessione preferita
impossibile anche credere davvero
che una volta soddisfatto il desiderio
questo si plachi come se davvero
ciò che importa non fosse che questo

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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dilapida gli odori il vento forte
che avvolge il tuo corpo e subito lontano
scarmiglia ancora odori nei cespugli

lontani e vicini
(noi)
(uniti)
(separati)
l’aria scompone
la quotidiana sintassi degli olfatti

tra noi insinuando
un brivido di assenza
…….e il tormento – sublime –
…….dell’altrove

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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questo sesso generico in cui affondo
il mio specifico cazzo
senza volto figura persona
fatto di arcaico sollievo
rettile buio che si distende
per interiori e lunghissime ere
di altrovi animali
non è il tuo sebbene ti appartenga

ti identifica un vezzo
di colpo
un dettaglio
poi riappare il profilo degli occhi
il naso affilato
le labbra
che affrontano le mie

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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Sei diventata reale, poi?
hai iniziato a definire i confini
di uno spazio solamente tuo?
……non mio, fuori da me, estraneo
sei diventata quotidiana
estenuante, ripetuta allo spasimo?
……la negazione della tua
……della nostra poesia

talvolta, forse
una linea serpeggiante di dolcezza
traccia un sentiero sottile tra gli scogli
e arriva a me
……………….riportandoti qui intatta
come vera
nuova

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Pubblicata in La nostra vita, e altro, Udine, Campanotto editore, 2004

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Un gioco di finestre


è quando il mondo è un gioco di riflessi,
quando si apre lassù, sul muro una finestra
nel cui vetro si riflette un tetto e una grondaia e
una finestra ancora, dentro al cui vetro si riflette il cielo

corre, lo sguardo, a quell’estremo
rettangolo d’azzurro, rimando
di un rimando, come se un segreto
straordinario si celasse
in quella seconda riflessione

come se avessimo
dentro una stanza l’altra, e dentro a questa
il cielo, e l’infinito
nell’altro dentro a noi

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(2008)

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Nelle linee che fanno la pianura


nelle linee che fanno la pianura
voglio trovare le linee del mio cuore
voglio trovare le tracce del dolore
le linee nere della mia paura

e descrivere un tratto di avventura
che ci redima dal nostro torpore,
lungo le linee taglienti del cuore
un’ansia fredda, spaventata e dura

non so se posso o voglio ritrovare
qualche me stesso antico, perso un giorno
all’ingresso del nitido orizzonte

la linea più decisa che di fronte
sancisce ogni destino tutt’intorno
qualunque sia lo slancio da incontrare

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(2008)

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Signora delle Centrali Nucleari


Signora delle Centrali Nucleari, Quelle che Qui Attorno Non Ci Sono,
quasi non oso nominarti, quasi che nominandoti si materializzi
il tuo ciclo mostruoso, il tuo mestruo invisibile sparso
lungo i canali la sera, tra zanzare e le rane e i canneti,
quasi a tacere un’altra storia, quella che non voglio sentire,
quella che porta una morte che dura, più di tutta la storia,
quella che uccide sottile, e non è stato nessuno,
quella che esportare si può, e va a finire lontano, dove
per ventimila centomila un milione di anni potranno
passare soltanto alieni dalla tuta di piombo

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(2012)

Contando le sillabe

3 luglio 2015

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Contando le sillabe


aderiscono le stringhe alla pelle dei tuoi piedi,
la cosa è sexy, davvero, ma in viso non riesco a vederti,

vedo le unghie laccate d’azzurro, il gesticolare
divertito con le amiche, la pelle già nuda del
polpaccio, azzardo estivo, ma pallido, il crocchio

dei capelli tiratissimi dietro la testa, poi
ecco che appare il profilo, per un attimo, e poi
ancora e ancora, ti infili gli orecchini, ti illumini,

ti sto spiando sul treno, sono quello, dietro di te,
tutto intento a scribacchiare, serio, contando le sillabe

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(2015)

Replay: Ostriche

30 giugno 2015

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Ostriche


servono una fiamminga straripante
di scaglie incrostate di mare

le apriamo con ingegno a rivelare
un sesso grigio, acquoso, tremulo,
che il limone agita di un fremito
mortale, per poi inghiottire
in un sorso soltanto la canzone
di madreperla fresca
e spuma e flutti e sale

allagando la bocca
di un ansimo di eccitazione
soffice e acerba

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(2006)

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La guerra era lontana – Bombardano

 

bagliori fulvi dietro la curva della
collina in alto sconvolsero il tuo mondo,
la tua nicchia quieta di lavoro, affetti

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come fossi tu una talpa d’improvviso, braccata
da un muso ansante dentro il suo stesso nido
di colpo reso un buco, un richiamo acuto, vivido,
per lo sguardo accidentale della morte

(e fu terrore, ghiaccio, spavento buio
a travolgere il tuo sguardo,
il tuo respiro)

così corresti all’ignoto, dove quasi ti apparve amico
l’affanno,
……………….sino a quel luogo in cui,
nell’alveo tragico del batticuore,
persa la stima di te, persa ogni via,
perdesti te stessa pure, e non sentisti
quando la vita ti si fece fragile, e
quando improvviso
l’alito freddo delle stelle
ti prese

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(2007)

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