Contando le sillabe

3 luglio 2015

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Contando le sillabe


aderiscono le stringhe alla pelle dei tuoi piedi,
la cosa è sexy, davvero, ma in viso non riesco a vederti,

vedo le unghie laccate d’azzurro, il gesticolare
divertito con le amiche, la pelle già nuda del
polpaccio, azzardo estivo, ma pallido, il crocchio

dei capelli tiratissimi dietro la testa, poi
ecco che appare il profilo, per un attimo, e poi
ancora e ancora, ti infili gli orecchini, ti illumini,

ti sto spiando sul treno, sono quello, dietro di te,
tutto intento a scribacchiare, serio, contando le sillabe

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(2015)

Replay: Ostriche

30 giugno 2015

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Ostriche


servono una fiamminga straripante
di scaglie incrostate di mare

le apriamo con ingegno a rivelare
un sesso grigio, acquoso, tremulo,
che il limone agita di un fremito
mortale, per poi inghiottire
in un sorso soltanto la canzone
di madreperla fresca
e spuma e flutti e sale

allagando la bocca
di un ansimo di eccitazione
soffice e acerba

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(2006)

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La guerra era lontana – Bombardano

 

bagliori fulvi dietro la curva della
collina in alto sconvolsero il tuo mondo,
la tua nicchia quieta di lavoro, affetti

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come fossi tu una talpa d’improvviso, braccata
da un muso ansante dentro il suo stesso nido
di colpo reso un buco, un richiamo acuto, vivido,
per lo sguardo accidentale della morte

(e fu terrore, ghiaccio, spavento buio
a travolgere il tuo sguardo,
il tuo respiro)

così corresti all’ignoto, dove quasi ti apparve amico
l’affanno,
……………….sino a quel luogo in cui,
nell’alveo tragico del batticuore,
persa la stima di te, persa ogni via,
perdesti te stessa pure, e non sentisti
quando la vita ti si fece fragile, e
quando improvviso
l’alito freddo delle stelle
ti prese

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(2007)

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Signora delle Autostrade


Signora delle Autostrade, come occultare l’angoscia sottile
dei centoquaranta, nel sorpasso del camion che ti stringe
al guardrail alla tua sinistra, e al tuo futuro per qualche attimo
stretto come quella via, e poi di colpo riaperto, libero
come la carreggiata liscia a tre corsie, promessa d’irreprimibile
emozione di vento sulle tue pareti esterne, nel sempre sottile
e torvo e vago sentirsi consapevoli della non impossibilità
dello schianto improvviso, dello stridore delle gomme, dell’esplosione
beneaugurale dell’airbag, della testa che sbatte, del tutto che vola nell’abitacolo
come nei film dove la fine al rallentatore
è una magica sospensione nel vuoto di piccoli oggetti, un elegante
inarcarsi del corpo, un fiore lento di cristalli che dilagano
proprio attorno alla fronte che lo attraversa

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(2012)

Avendo sognato

19 giugno 2015

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Avendo sognato

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avendo sognato un’altra, nella cui profondità
s’immergeva il mio adorato alter ego, avendone avuto

delicata sensazione di risveglio, non soltanto
dall’occasionale sonno notturno ma dal sentirsi

dimenticati dal vivere, avendo sognato di
non sognare, di provare una profondità del tutto

antica, nuova, lasciata quella volta in fondo a un angolo
a ricoprirsi di polvere, eppure non rimanendo

scossi a sufficienza per dichiarare guerra alle cose
nel loro solido regno

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(2015)

Replay: Appeso

16 giugno 2015

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Appeso


è come lo sapessimo: il passato
non può restare appeso a un vecchio banco
di scuola, nemmeno se gettato dietro casa,
sotto un muro bianco e cieco, luminoso
di sole ininterrotto, nemmeno
se altri oggetti disusati l’accompagnano,
nemmeno quando questa cosa poi
ci grida dentro, ci fa tremare
d’improvvisa nostalgia, di scintille
d’infanzia, vecchie voci
perdute in un mattino quando il sole
filtrava dalle imposte sui compagni
divagati, quando la luce, viva,
era sempre quella del domani
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(2008)

Fragile

12 giugno 2015

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Fragile

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la nostra storia è un cristallo fragile di luna
capace d’incendiarsi e di risplendere
o di farsi freddo e oscuro e triste
o di bruciare come il ghiaccio sulla pelle
o di essere dolce ed incantato e mite
o di cantarsi leggenda nella notte
o di stare lassù, quieto e lontano
nel suo mondo di stelle

cambiando sempre
nel non mutare mai

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(2007)

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Il cimitero ebraico


bisogna guardare, non importa
che l’antico cimitero ebraico
di una città sbagliata dell’India
poco ci proponga da vedere,
si deve guardare per potere
immaginare, occorre osservare
l’erba che è cresciuta e le scrostate
pareti di tombe mai così
fuori posto, tracce di quel viaggio
fuori misura diretto a un mondo
di fortuna aliena, dove solo
forse si potesse mai decidere
che quel luogo ora è il tuo, porta i morti
della tua gente, accoglie nell’erba
la tua eterna adesione all’altrove,
i tuoi occhi nel muro ammuffito

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(2009)

Tutti sono vivi

5 giugno 2015

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Tutti sono vivi

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del resto, ecco che ritornano alla base senza aver
concluso nulla, è una guerra, questa, che non si combatte

con le armi che devastano i corpi, non c’è sangue, non
ci sono trippe ostentate orrendamente nel silenzio

incredulo, tutti sono sani, vivi, belli, c’è persino
qualcuno qui che sorride, si va al bar, eppure…

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(2015)

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non c’è respiro nel tendere
all’azione non azione
del percepire il divario
che rende cose le cose
contro lo sfondo dell’uno
che senza poterci essere
nonostante tutto è
e insieme ancora non c’è
perché soltanto le cose
nel loro divario sono
e l’essere che non c’è
senza respiro riduce
ogni altro senso a sé

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(2010)

Controluce

29 maggio 2015

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Controluce

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è forte il sole controluce, nella stretta
del voltone antico che sigilla il dedalo
delle stradine verso la cupola
del pomeriggio
senza arrestare questa lama drastica
di definizione e colore, che stampa
nere sul porfido
lucido le trame di quelli
che vanno e che stanno
nell’interludio dorato tra i grigi
del muro in primo piano
e dell’altro muro laggiù, grigi
verso noi, qui, vestiti
d’ombra

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(2008)

Replay: Pattume

26 maggio 2015

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Pattume


è in questo buco che la vita insiste
dilaga rivelandosi irritante
con il suo non lasciarsi convogliare
nei canoni del bello, quasi fosse
lei a decidere a quale modello
debba attenersi il mondo, e questo spacco
riempito di pattume abbandonato
sul ciglio della strada, dove crescono
foglie inconsapevoli che è sbagliata
la loro vita, e tutto è fuori posto,
questa fossa strapiena di immondizia
e terraglie sarà testimoniata
dal mio disturbo inutile, non capire
è l’ultima difesa che mi resta

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(2009)

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Ragazza che dorme in treno

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accavallando le gambe, la parte bassa, distesa
della coscia si regala agli sguardi del mondo, come
un’introduzione all’eros, il quale peraltro in questo

corpo che dorme non c’è, si presenta e subito si
ritrae, graffia e non attacca, ci lascia nel non capire
se immaginiamo o se siamo noi immaginati

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(2015)

Replay: Perché mi dice

19 maggio 2015

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Perché mi dice


perché mi dice sai, siamo sospesi sopra l’abisso
di quello che accade, appesi solo al filo incerto delle

parole che produciamo, e poi mi dice vedi, siamo
qui, nella corazza delle parole che produciamo

per difenderci dal mondo, e poi mi dice ascolta, senti
come quando si dissolve la mia voce mi dissolvo

io, rimane solo carne vuota, uno spettro di assenza,
un posto lasciato vuoto in mezzo agli altri che persistono,

e poi mi dice toccami, se riesci ad arrivare
a qualcosa che non sia solo suono asciutto e sottile,

e poi mi dice parliamo, che tu non mi lasci in mezzo
al mondo dove le cose sono state deprivate

del rimorso, del perdono, dell’incontro quotidiano
con il loro avere un posto

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(2012)

Conchiglia di maniera

15 maggio 2015

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Conchiglia di maniera

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l’acqua bassa del fosso
trascorre e scompone l’orizzonte
con una traccia di cielo
incistata nel fango

un fremito è solo
che lo sguardo ha strappato dal treno
all’inerzia del giorno

l’acqua bassa del cielo
traccia una vena di vita
nel fango piatto dell’anima
dentro il suo fondo infinito

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(2008)

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